E per la “profezia di Malachia” il prossimo sarà l’ultimo Papa

san_malachiaLa figura affascinante e un po’ misteriosa del Papa è da sempre legata a doppio filo con profezie di ogni tipo. Il terzo segreto di Fatima, rivelato nel 2000, aveva per oggetto la possibile morte violenta di un pontefice, da Giovanni Paolo II interpretato come il presagio dell’attentato che egli subì a opera del turco Ali Agca nel 1981. Ma c’è un profezia che ricorre sempre “a ogni morte di papa”, quella attribuita a San Malachia e perciò definita profezia di Malachia. Un elenco di 112 motti che sarebbero attribuibili ad altrettanti pontefici a partire da Celestino II. Benedetto XVI era il 111°. Il prossimo, quindi, sarebbe anche l’ultimo della lista, Pietro Romano. Dopo, più niente: nell’interpretazione millenaristica della lista, il prossimo pontefice sarebbe quindi l’ultimo prima del secondo ritorno di Cristo e della successiva fine del mondo. Cosa c’è di vero?

In realtà, ben poco. Leggenda che vuole che il manoscritto, la Profethia de Summis Pontificibus, scritta sulla base di visioni avute da San Malachia nel XII secolo a Roma, fosse stato ritrovato nel 1590 negli Archivi Vaticani. Venne poi pubblicato per la prima volta cinque anni dopo dallo storico benedettino Arnold de Wyon. Il successo della presunta profezia derivava dal fatto che tutti i motti latini della lista sembravano calzare bene con i rispettivi papi a cui si riferirebbero. Se il manoscritto fosse stato davvero redatto nel XII secolo, e legato ai papi futuri, una certa dote visionaria andrebbe riconosciuta. Il primo Papa, infatti, chiamato “Ex castro Tiberis”, sarebbe ben attribuibile a Celestino II, nato a Città di Castello, sul Tevere (Tiberis). O per esempio Celestino IV, “Leo Sabinus”: prima di essere eletto pontefice, fu vescovo di Sabinia. Ma a partire da un certo momento il collegamento tra motto e pontefice si fa incerto. Proprio a partire dalla fine del XVI secolo.

Oggi tutte le fonti storiche concordano sul fatto che la profezia di San Malachia non sarebbe altro che un falso redatto proprio alla fine del Cinquecento. Nessun riferimento al santo precedente a quell’epoca, infatti, riportava riferimenti sul suo elenco dei papi. Difficile capire perché Giovanni Paolo II sarebbe “De labore solis”, anche se negli anni sono state elaborate fantasiose teorie sull’argomento (eclissi di sole, parziali e in aree lontane da Roma, avvennero il giorno della nascita e della morte di Wojtyla; oppure il fatto che fu molto attivo, quanto il sole…); ancora meno chiaro il riferimento a Benedetto XVI come “Gloria Olivae”: qualcuno ha chiamato in causa il giorno della nascita di Joseph Ratzinger, un Sabato Santo, nel periodo pasquale legato all’ulivo. O il suo impegno per la pace. Tutte teorie molto vaghe.

Il prossimo, il 113° della lista, sarà Petrus Romanus, comunemente definito Pietro II. Nessun pontefice si è mai attribuito il nome del primo pontefice, per tradizione. Nella profezia di Malachia si legge che l’ultimo Papa siederà sul soglio pontificio nel corso dell’ultima persecuzione della Chiesa. Al termine del suo papato, “la città dai sette colli cadrà, e il giudice tremendo giudicherà il suo popolo”. Il giorno del giudizio, insomma. Qualcuno parla già del prossimo pontefice come “il papa nero”, che nella profezie di Nostradamus sarebbe l’ultimo prima dell’apocalisse. Ma attenzione: in nessuna centuria di Nostradamus si parla del papa nero. E non c’è alcun riferimento a tale profezia nella lista di San Malachia. La storia del papa nero è una leggenda popolare romana, diffusasi alla vigilia del Terzo Millennio anche grazie a una popolare canzone di Sanremo. Possiamo stare tranquilli, dunque. Nessuna profezia millenaristica sta per compiersi.

(pubblicato su Scienze Fanpage dell’11 febbraio 2013)


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X-Factors: gli eventi estremi che minacciano il mondo

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Non è la nuova edizione del celebre talent-show, ma un rapporto stilato dagli editor della rivista Nature per il World Economic Forum sui rischi esistenziali che corre la nostra civiltà. Fattori X, “X-Factors” appunto, è il termine con cui gli esperti indicano quegli eventi considerati estremamente improbabili ma che, qualora avvenissero realmente, potrebbero minare alla nostra sopravvivenza sulla Terra. Non sorprende quindi che siano stati inclusi nel rapporto 2013 sui “Global Risks”, i rischi globali che corre la civiltà umana. Il primo della lista, per la verità, non è poi così improbabile: la minaccia del cambiamento climatico. Tuttavia, il grande fattore X in questo caso è dato da quelli che i climatologi definiscono “effetti moltiplicatori”. Ossia, la possibilità che, superato un certo punto di non ritorno, si inneschino ulteriori effetti di riscaldamento globale, prodotti per esempio dallo scioglimento della tundra artica con conseguente liberazione in atmosfera di quantità enormi di CO2. Tale scenario, emerso di recente, non fa dormire parecchi scienziati e sembrerebbe suggerire che anche le nostre peggiori preoccupazioni sugli effetti del cambiamento climatico sono troppo ottimistiche.

Un altro fattore X sarebbe invece capace di produrre un effetto radicalmente opposto. Circa 74.000 anni fa, il supervulcano Toba in Indonesia proiettò nell’atmosfera migliaia di tonnellate di roccia, polveri e ceneri, tali da oscurare la luce del sole per molti anni. Secondo gli storici del clima, l’eruzione del Toba favorì l’insorgere dell’ultima era glaciale che sterminò la popolazione umana riducendo i nostri antenati ad appena 10mila esemplari. Sebbene le stime indichino in appena un mero 1% la possibilità di una supereruzione del genere nei prossimi 7000 anni, non si può mi dire mai. I quattro supervulcani più giovani, costantemente monitorati, sono il Toba, il vulcano Taupo in Nuova Zelanda, lo Yellowstone negli Stati Uniti e i Campi Flegrei in Italia. I vulcanologi ritengono che quest’ultimo abbia le maggiori chance di eruttare per primo, considerato il fenomeno dell’innalzamento del suolo nell’area di Pozzuoli a partire dalla fine degli anni ’60. Il Deep Drilling Project attualmente in corso intende valutare, attraverso una perforazione fino a tre chilometri di profondità, l’effettivo rischio di una futura eruzione.

C’è poi la sempreverde minaccia proveniente dal cielo. Asteroidi a parte, per fortuna costantemente censiti e monitorati dal programma Near Earth Objects al JPL della Nasa, c’è anche qualcos’altro nel cielo. Per esempio, le supernove. Sull’argomento si è parlato molto, forse troppo, ma secondo alcuni studiosi almeno una delle cinque grandi estinzioni di massa avvenute in passato sulla Terra sarebbe attribuibile all’esplosione di una supernova vicina o comunque all’emissione di un potente gamma-ray burst, un lampo gamma capace di spazzare via la fascia di ozono del nostro pianeta privandoci di quella naturale protezione dai raggi cosmici che consente alla vita di prosperare. L’estinzione del tardo Ordoviciano circa 440 milioni di anni fa potrebbe, secondo alcune recenti ricerche, essere ricondotta all’esplosione di una supernova lontana alcune centinaia di anni luce. Anche se non conosciamo nessuna candidata supernova nel nostro vicinato galattico che possa minacciare la vita sulla Terra, ci sono molte cose in cielo che ancora non conosciamo. Fino a pochi decenni fa, non sapevamo nulla dei lampi gamma, per esempio.

E dallo spazio potrebbe venire fuori anche dell’altro. Gli editor di Nature arrivano a prendere in considerazione anche quello che definiremmo il più improbabile degli eventi X: la scoperta degli alieni. È davvero difficile credere che assisteremmo mai a un’invasione degli extraterrestri, considerando le enormi distanze che ci separano dalle altre stele. Ufo a parte, gli scienziati si chiedono piuttosto cosa accadrebbe se scoprissimo davvero la vita aliena. Per esempio, intercettando una trasmissione radio proveniente da un’altra civiltà. Il famoso sceneggiato radiofonico di Orson Welles La guerra dei mondi nel 1938 produsse un’ondata di panico in tutta l’America. Secondo alcuni sociologi, ciò dimostrerebbe che la nostra reazione alla scoperta di E.T. potrebbe essere piuttosto scomposta. Soprattutto qualora scoprissimo che i nostri compagni di viaggio in quest’universo sono molto più avanzati di noi.

Tra le altre ipotesi fantascientifiche, gli autori del rapporto citano anche lo scenario della “singolarità”, in cui l’accelerazione tecnologica porterebbe di qui a qualche decennio alla nascita di una post-umanità ibridata con le interfacce elettroniche. I post-umani, dotati di doti cognitive superiori grazie a innesti tecnologici, potrebbero finire per costituire un’élite rispetto al resto dell’umanità tagliata fuori dai limiti dello sviluppo. Il gap enorme tra Nord e Sud del mondo finirebbe per diventare davvero incolmabile. Non solo: utilizzati nei teatri di guerra, questi esseri umani potenziati si rivelerebbero pressoché invincibili. Potrebbe essere l’anticamera di una società sottoposta al dominio dispotico di pochi “super-uomini” che hanno ottenuto il massimo delle loro facoltà fisiche e intellettuali grazie all’ibridazione con le macchine.

Prima che ciò avvenga, tuttavia, potremmo trovarci ad affrontare un altro evento-X, di natura assai meno tecnologica. Oltre alle minacce di virus e batteri, infatti, ci sono i funghi. Non quelli che ci capita di raccogliere o mangiare nel risotto, benché in rari casi ci si possa imbattere in esemplari velenosi. Alcune forme di funghi hanno prodotto le peggiori estinzioni delle specie viventi, in passato. Recentemente, la famosa carestia irlandese del 1840 fu prodotta da un fungo che annientò quasi tutte le patate in Irlanda uccidendo per fame un milione di persone. Secondo le stime, un’epidemia globale di Phytophthora infestans potrebbe uccidere per carestia oltre un miliardo di persone. La globalizzazione ha avuto come conseguenza in agricoltura l’uso più o meno identico in tutte le parti del mondo degli stessi ceppi genetici per i diversi prodotti. Questa scarsa varietà genetica, se da un lato favorisce la produttività, pone un serio rischio in caso di epidemia, perché tutte le coltivazioni sul pianeta verrebbero colpite. In alcuni casi, per quanto rari, i funghi potrebbero fare un salto di specie e invadere l’organismo umano. Si diffonderebbero più lentamente di virus e batteri, ma potrebbero rivelarsi più letali.

Non è comunque il caso di farsi prendere dal panico. I fattori X citati nel rapporto restano molto improbabili, con l’eccezione del cambiamento climatico. Il World Economic Forum ha voluto commissionare agli editor di Nature questa lista “apocalittica” allo scopo di far emergere alcune minacce costantemente sottostimate dalla politica mondiale, ma che restano comunque nell’ordine delle possibilità. Anni fa, un esperto di trading e oggi filosofo di grido, il libanese Nassim Taleb, definì questi eventi “cigni neri”. Fino alla loro scoperta in Australia, nel XIX secolo, nessuno era al corrente dell’esistenza dei cigni neri. Allo stesso modo, potremmo ignorare alcune cose di questo mondo le cui conseguenze finirebbero per rivelarsi molto peggiori della scoperta dei cigni neri.


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La resistenza agli antibiotici potrebbe diventare una “minaccia apocalittica”

antibiotici_batteriSecondo i dati divulgati l’anno scorso dall’Unione Europea, ogni anno nei Paesi del Vecchio Continente morirebbero circa 25 000 individui a causa delle conseguenze legate alla resistenza agli antibiotici: una resistenza che deriva, per lo più, dall’abuso prolungato nel tempo, o dal consumo scorretto e disordinato, di tali farmaci. Un fenomeno che potrebbe diventare nel giro di qualche decennio un’emergenza, stando alle considerazioni di molti scienziati e medici.

A rilanciare l’allarme è intervenuta, questa volta, Dame Sally Davies Chief Medical Officer del Department of Health del Governo del Regno Unito che ha sottolineato come la minaccia delle infezioni resistenti agli antibiotici è seria (e probabilmente in parte sottovalutata) al punto che, secondo la dottoressa, andrebbe iscritta nel National Risk Register governativo, istituito nel 2008 al fine di tenere aggiornata la popolazione britannica in merito alle emergenze nazionali che potrebbero essere fronteggiate nei prossimi anni. Per intenderci, nel registro sono inclusi i rischi di epidemie causate da ceppi influenzali particolarmente aggressivi, attacchi terroristici e alluvioni o inondazioni catastrofiche: parimenti la resistenza agli antibiotici andrebbe monitorata costantemente al fine di seguirne gli sviluppi su vasta scala.

Nel presentare nuovamente il problema al Governo britannico, tema già caro all’Unione Europea che ha lanciato l’anno scorso un piano quinquennale in dodici punti che mira a ridurre l’uso dei farmaci antimicrobici da parte dei consumatori al fine di arginare quella che un giorno potrebbe effettivamente presentarsi come un’emergenza, Dame Sally Davies descrive uno scenario apocalittico in cui, tra appena vent’anni, i medici si troveranno ad assistere alla morte di pazienti ricoverati per semplici operazioni a causa di infezioni che oggi vengono catalogate come “di routine”. Per marzo è attesa la pubblicazione di un rapporto relativo alla diffusione di infezioni sul territorio ed è probabile che, per allora, la situazione sarà definitivamente inquadrata come potenzialmente rischiosa. Come ha spiegato la dottoressa al Guardian:

Pochi sono i problemi relativi alla salute pubblica che potrebbero rivestire un’importanza così grande per la società come quello della resistenza agli antibiotici. Significa che siamo di fronte all’incremento del rischio di contrarre infezioni che non possono essere curate: ma il problema della resistenza, quello può essere gestito.

L’elaborazione di una strategia che coinvolga cittadini, medici ed enti è il solo modo per poter porre un argine ad una situazione che altrimenti rischierebbe di degenerare nelle conseguenze illustrate dalla Davies (e non solo da lei). Del resto, il problema della resistenza agli antibiotici è vecchio quanto gli stessi farmaci ed era prevedibile che, prima o poi, sarebbe emerso con maggiore urgenza: l’abuso ha favorito in maniera crescente lo sviluppo di ceppi resistenti, dando vita a quella che un giorno potrebbe diventare un’emergenza sanitaria anche, naturalmente, nel nostro Paese dove è ben radicato l’uso di prescrivere antibiotici anche quando non sarebbero strettamente indispensabili. Una speranza perché le cose non progrediscano secondo i pronostici di Dame Sally Davies c’è, in realtà, e potrebbe provenire dalla ricerca: ma se gli sviluppi non andassero nella direzione migliore, sarebbe meglio iniziare a prevenire la resistenza agli antibiotici, adottando comportamenti più corretti e responsabili nei confronti di un medicinale preziosissimo che ha migliorato l’esistenza umana in maniere che, solo pochi decenni fa, andavano oltre ogni immaginazione.

(pubblicato su Scienze fanpage del 24 gennaio 2013)


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A quando la prossima fine del mondo?

cometa_2012Se pensavate di esservi finalmente liberati da tesi catastrofiste e ansie millenariste, vi siete sbagliati. Ma non vi preoccupate, non è colpa vostra: dopo duemila anni passati a sparar date, gli appassionati dell’apocalisse sono ben lontani dall’aver deciso di appende le scarpette (o gli oroscopi) al chiodo solo perché i Maya o chi per loro non ci hanno azzeccato. Così, cominciano a spuntare nuove date alcune delle quali piuttosto vicine, altre per fortuna abbastanza lontane nel tempo da permetterci di ignorarle per un po’.

Tra una data e l’altra dovremo fare i conti con gli asteroidi, la vera minaccia alla nostra sopravvivenza, che ogni tanto – come vecchie zie sgradite – vengono a farci visita senza invito. Per il momento non è il caso di allarmarci: l’asteroide NT7 nel gennaio 2019 passerà a 60 milioni di chilometri dalla Terra, mentre 99942 Apophis, un vecchio amico – proprio ora sta passando sopra le nostre teste – farà un passaggio ravvicinato nel 2036, ma mentre qualche anno fa le possibilità di impatto erano più alte (1 su 6000 e rotti), oggi nuovi calcoli hanno abbassato la probabilità a 1 su 250mila, abbastanza da ignorarla. Più preoccupante è VK184 che ha una possibilità su tremila di colpirci il 3 giugno 2048. La più alta in assoluto finora calcolata, anche se gli astronomi aspettano il suo nuovo passaggio ravvicinato l’anno prossimo per effettuare stime più certe. Resta comunque un rischio molto basso. Nel peggiore dei casi, il suo diametro è di poco più di 100 metri: ben lontano dal produrre danni di livello estintivo, anche se farà una bella botta, simile a quella di Tunguska nel 1908.

Scientificamente parlando, c’è chi continua a preoccuparsi del Sole. Quest’anno la nostra stella entra nella fase più acuta del suo ciclo di 11 anni, per cui avremo tempeste solari più frequenti e violente di quelle (comunque ragguardevoli) che si sono avute nel 2012. Una tempesta solare non è rischiosa per la vita sulla Terra, ma un’emissione coronale piuttosto intensa e diretta verso il nostro pianeta può distruggere i sistemi elettromagnetici dei satelliti in orbita e anche molti di quelli a terra, causando danni per decine di miliardi di dollari. In un periodo di crisi economica, non è proprio l’aiuto che ci aspettiamo dal cielo. Il rischio c’è, ma resta basso.

Alcuni temono che il lento risveglio del Sole nel corso dell’ultimo ciclo iniziato undici anni fa sia il campanello d’allarme di un suo ingresso in una fase di minimo di attività. Un minimo di attività è stato registrato tra il 1645 e il 1715, noto come “minimo di Maunder”, dal nome di un astronomo che alla fine del XIX secolo scoprì che la riduzione delle temperature in quel periodo doveva essere collegata al ridottissimo numero di macchie solari registrato dagli astronomi dell’epoca (una cinquantina in trent’anni rispetto alle decine di migliaia di norma). Ci fu una sorta di piccola era glaciale con inverni particolarmente rigidi e grandi danni alle coltivazioni. In tempi di riscaldamento globale, può sembrare la panacea a tutti i mali, ma in realtà presto scopriremmo che una piccola era glaciale non è così piacevole. Si tratta comunque di un’ipotesi remota, anche se uno pseudo-scienziato russo dal nome impronunciabile ha previsto il suo inizio nel 2014, senza fornire solide argomentazioni al riguardo.

Ci sono poi i consueti scenari pessimisti e catastrofisti di esperti di economia. L’anno scorso il libro 2030. La tempesta perfetta di Gianluca Comin e Donato Speroni, due economisti italiani, ha prodotto un certo dibattito. A loro dire, la crisi energetica con la graduale riduzione delle riserve petrolifere, insieme alla riduzione delle scorte d’acqua dolce, all’aumento della popolazione e alle conseguenze del riscaldamento globale innescherà una violenta crisi su scala planetaria (la “Grande Crisi”: e se quella di oggi ci fa paura, figuriamoci questa qui). Altri spostano la data-clue al 2045: secondo alcuni futurologi come Ray Kurzweil, sarà il momento della singolarità tecnologica, l’avvento di intelligenze artificiali che supereranno gli esseri umani. I singolaristi sono persone molto ottimiste su questa prospettiva, ma c’è chi all’idea di essere surclassato dai computer prova un brivido di terrore. Secondo il fisico Martin Rees e il filosofo Nick Bostrom, le nanotecnologie e le intelligenze artificiali potrebbero condurci a uno scenario alla Terminator, o alla Matrix, con l’umanità resa schiava dalle macchine. Per questo hanno fondato a Cambridge un centro di studio sul rischio esistenziale, mentre Martin Rees ha simpaticamente annunciato che l’umanità ha una possibilità su due di non sopravvivere al XXI secolo.

Dopodiché, ci sono le care vecchie profezie di una volta che non scadono mai. La prima, il 2033. Saranno duemila anni dalla data della crocifissione di Gesù, almeno stando alla cronologia ufficiale che però fior di studiosi hanno da tempo smentito, e così lo stesso papa Ratzinger. In realtà questo bi-millenario dovrebbe cadere tra i sette e i tre anni prima, a seconda delle fonti, quindi tra il 2026 e il 2030. Ricordate il vecchio adagio “mille e non più mille”? Chi ci dice che non valesse per la data della crocifissione e non per quella della nascita di Gesù? Meditate, gente… Se tutto andasse bene, ci penseranno gli Elohim. Nel 2035 i nostri padri celesti extraterrestri, almeno stando al culto Raeliano, torneranno a prenderci alla fine di questa lunga giornata trascorsa all’asilo nido chiamato “Terra”. I Raeliani stanno già approntando ambasciate per accoglierli, ma avvertono che se non faremo i bravi probabilmente non avremo nessun premio, ma anzi saremo tutti spazzati via dal cosmo.

Ancora un passo oltre e arriviamo al 2060, data del Giorno del Giudizio secondo i calcoli di Isaac Newton. Il grande scienziato inglese, attento studioso della Bibbia, aveva passato molti anni nel tentativo di individuare dei riferimenti nascosti nella Scrittura, indizi lasciati dall’Altissimo per conoscere in anticipo la data della fine del mondo. Sulla scorta della criptica affermazione che si legge nel libro di Daniele (“un tempo, due tempi e la metà di un tempo”), Newton immagina si parli di anni, quindi tre anni e mezzo: circa 1260 giorni. E poiché, a suo dire, nella Bibbia il termine “giorno” equivale a un anno, la fine del mondo avverrà dopo 1260 anni. Ma da cosa? Essendo violentemente anti-papista, Newton calcola questa data dall’anno 800, l’incoronazione di Carlo Magno a opera del papa che segna l’avvento del Sacro Romano Impero. È da allora, a suo dire, che il papato, ossia l’Anticristo, ha assunto il potere nel mondo. E dopo 1260 anni sarà distrutto, quindi nel 2060. Peccato che Napoleone Bonaparte sciolse il Sacro Romano Impero nel 1805. Ma tant’è.

(pubblicato su Scienze fanpage del 9 gennaio 2013)


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Dietro il mito del 2012: come nasce il marketing dell’apocalisse

joseph_2012Com’è che da un giorno all’altro abbiamo scoperto che il calendario Maya finiva il 21 dicembre 2012 e che questa data poteva coincidere con qualche evento a noi sconosciuto che avrebbe provocato la fine del mondo? Se ci pensiamo, a cavallo del nuovo secolo tutta l’attenzione era concentrata sul millennium bug, sulle quartine di Nostradamus e sul vecchio adagio “mille e non più mille”. Dei Maya nessuno sapeva nulla. In realtà già alla fine degli anni Ottanta alcuni scrittori di New Age e fanta-archeologia iniziarono a battere sul tasto del 2012. Pochi li presero in considerazione, finché nei primi anni del nuovo secolo non è nata una vera e propria macchina del marketing che ha cercato di trarre il massimo profitto dalla “più grande profezia di tutti i tempi”, corroborata da prove archeologiche e astronomiche, almeno secondo i suoi sostenitori. E culminata con il blockbuster del regista hollywoodiano Roland Emmerich dal titolo 2012, un film che ha incassato circa 800 milioni di dollari – dvd esclusi.

Nel 1987 José Arguelles era nei guai. Leader di un movimento sostenitore dell’idea di un’imminente Convergenza Armonica che avrebbe aperto la strada a una nuova era di spiritualità, aveva fissato il grande evento per quell’anno, in coincidenza con uno straordinario allineamento dei pianeti del Sistema Solare. Convinse decine di migliaia di persone a dedicarsi alla meditazione, ma sembrò non succedere nulla. Così, Arguelles decise di puntare tutto su un’altra data, proveniente dalla grande tradizione mesoamericana. Avendo un dottorato in storia dell’arte, sapeva qualcosa sull’archeologia dei Maya e sul 2012. Così, nel 1987, uscì The Mayan Factor, il primo bestseller che riscopriva la fine del calendario Maya e prevedeva per il 2012 un grande evento. Niente fine del mondo, ok. Ma ci stiamo arrivando.

Circa vent’anni prima, uno studioso di archeologia sumera, Zecharia Sitchin, pensò di diventare famoso scrivendo bestseller. Ci riuscì: il suo Il dodicesimo pianeta (oggi in tutte le librerie con il titolo Il pianeta degli dei) proponeva un’interpretazione singolare della mitologia sumera, apparentemente sostenuta da prove archeologiche, secondo la quale al tempo delle antiche civiltà mesopotamiche sarebbero giunti sulla Terra esseri extraterrestri, abitanti del pianeta vagabondo Nibiru (nome di una delle divinità sumere), che ogni 3600 anni entra nel Sistema Solare e si avvicina al nostro pianeta. Il popolo di Nibiru assoggettava periodicamente gli esseri umani, allo scopo di ottenere oro. Sitchin si spinse a sostenere addirittura che gli stessi abitanti di Nibiru avessero creato la razza umana. Ma non parlò mai di un loro desiderio di distruggere il mondo, pur mettendo in guardia sulla loro prossima venuta, che calcoli alla mano fu fissata nel 2900.

Molti lettori entusiasti di Sitchin pensarono che la data fosse molto lontana. Una signora, Nancy Lieder, che sosteneva di essere in contatto telepatico con gli extraterrestri del sistema di Zeta Reticuli e aveva fondato un sito web molto seguito, dichiarò di aver appreso da loro che Nibiru sarebbe tornato nel 2003. La perturbazione gravitazionale avrebbe prodotto l’inversione dei poli magnetici con conseguenti sconquassi che avrebbero ucciso buona parte dell’umanità. Ebbe molto seguito, ma nel 2003 non accadde nulla. Nancy Lieder ebbe allora l’idea geniale: sostenere che il pianeta X era in ritardo ma che sarebbe giunto al suo catastrofico appuntamento nel 2012. Ma perché scegliere quella data e collegarla alle teorie strampalate di Zecharia Sitchin?

Nel 1995 il giornalista Adrian Gilbert pubblicò Le profezie dei Maya. Gilbert stava seguendo il fiorente filone di fanta-archeologia che aveva portato fortuna ad autori come Sitchin, l’inglese Graham Hancock (celebre per il suo libro sull’Arca dell’Alleanza individuata in Etiopia) e l’egittologo Robert Bauval. Con Bauval, Gilbert aveva sostenuto la teoria della correlazione di Orione secondo cui le piramidi di Giza erano allineate con le tre stelle della cintura di Orione, cosa che ne avrebbe comportato una retrodatazione a circa il 10.000 a.C. e a un’attribuzione ben diversa: non erano stati i faraoni, ma i discendenti di Atlantide a costruire le piramidi, forse con lo scopo di dirci qualcosa sulla loro origine extraterrestre. Abbandonando gli egiziani (ma solo per poco), Gilbert recuperò i Maya e in quel libro del ’95 parlò della fine del loro calendario. Fu il primo importante riferimento al 21 dicembre come possibile fine del mondo.

Due anni dopo, gli americani che leggevano la popolare serie di fumetti della DC Comics Gli invisibili scoprirono la data del 21 dicembre 2012. Nelle storie a fumetti, ambientate in un futuristico 2012, si raccontava di alieni che controllano segretamente la razza umana e di un gruppo clandestino che li combatte, gli Invisibili (idee riprese dallo scrittore David Icke, che nei suoi libri sostiene che i leader della Terra siano alieni rettiliani sotto mentite spoglie). Nel numero del maggio 1997 venne fatto il primo riferimento al  21 dicembre 2012, data in cui gli alieni si sarebbero rivelati, distruggendo il pianeta. Il fumetto citava come reference un guru New Age che faceva furore in quegli anni negli States, Terence McKenna, cresciuto a suon di cannabis e LSD, sostenitore dell’idea che nel 2012 sarebbe sorta una singolarità che avrebbe comportato “l’ingresso della nostra specie nell’iperspazio, la fine delle leggi fisiche e il rilascio della mente dentro l’immaginazione” (McKenna morì nel 2000 con il cervello ormai bruciato). L’immaginario americano scoprì così il 2012 e ne rimase impregnato. In una storica puntata della serie-cult X-Files, Mulder e Scully scoprono negli archivi segreti americani che la data dell’invasione extraterrestre è prevista per il 21 dicembre 2012. Era il 2002 e la frittata era ormai fatta.

Nel 1997 il giornalista Michael Drosnin aveva pubblicato un libro destinato a un grande successo, Codice: Genesi. Recuperando tesi fanta-archeologiche e ipotesi sul ruolo degli extraterrestri nella nascita del genere umano, Drosnin affermava di aver scoperto un codice nascosto nella Bibbia. Lo avrebbe usato per prevedere l’attentato che uccise il premier israeliano Rabin nel 1995 e la vittoria di Bush jr. nelle elezioni del 2000. Inizialmente, Drosnin aveva previsto la fine del mondo per il 2006. Poi, guarda caso proprio nel 2002, pubblicò un seguito al suo libro, Codice Genesi 2: il conto alla rovescia, nel quale sosteneva che nel 2010 e nel 2012 il pianeta sarebbe stato colpito da due comete, provocando la distruzione del genere umano. È tutto scritto nella Bibbia, gente!

Tra coloro che hanno seguito a lungo il filone apocalittico legato al 2012, c’è anche il canale satellitare History Channel. Già nel 2006 veniva prodotta la serie La fine dei giorni, seguita nel 2007 dal documentario I sette segni dell’apocalisse e l’anno successivo da Nostradamus 2012. Il grande successo di queste serie convinse i produttori a puntare molto sulla paura della fine del mondo. Nel 2009 venne mandato in onda Apocalisse 2012, che batté tutti i precedenti record di audience, venendo riproposto anche negli anni successivi. Pochi mesi fa, negli USA e in Europa (in Italia tramite Mondadori), History Channel è sbarcata anche in libreria con un tomo che ha venduto milioni di copie, Le grandi profezie della storia, che raccoglie su stampa le conclusioni dei documentari con un forte accento sul 2012. Il documentario Apocalisse 2012 aveva avuto come consulente Lawrence Joseph, ex ingegnere aerospaziale messosi in proprio e trasformatosi improvvisamente in convinto assertore dell’imminente fine del mondo. Mettendo insieme una serie di apparentemente inoppugnabili prove scientifiche, nel 2007 Lawrence Joseph pubblicò Apocalisse 2012, subito divenuto un bestseller da milioni di copie. L’anno prima, Adrian Gilbert aveva pubblicato un nuovo libro, La fine del tempo, in cui rilanciava la tesi dell’apocalisse nel 2012.

Il resto è storia nota. Davanti a vendite di milioni di copie, un regista come Roland Emmerich, così sensibile a temi come le invasioni extraterrestri (nel 1997 aveva firmato Independence Day) e le catastrofi apocalittiche (L’alba del giorno dopo nel 2004), non poteva restarsene con le mani in mano. Chiamò Lawrence Joseph, che fu felicissimo di prendere una bella parcella per aiutare gli sceneggiatori a scrivere un film sulla fine del mondo. Il successo di 2012 fu tutto nella sua straordinaria campagna pubblicitaria. Nella tagline promozionale si leggeva “Cerca 2012 su Google”. Un invito che attirava la curiosità di coloro che del 2012 non avevano ancora sentito parlare. Scoprirono invece che c’erano siti, forum, libri e teorie di tutti i tipi che fissavano per quell’anno qualcosa di clamoroso. Così, il successo del film fu assicurato e, allo stesso tempo, l’idea che ci fosse qualcosa di vero sul 2012 – Google insegna – prese piede nel largo pubblico anche in Europa e in Italia, dove le puntate di Voyager di Roberto Giacobbo e il suo fortunato libro 2012. La fine del mondo? edito da Mondadori nel 2009 (150mila copie venduto solo nel primo anno in Italia) hanno fatto il resto.


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Tutti gli appuntamenti per la fine del mondo

Tanti eventi da nord a sud per seguire l’appuntamento imperdibile della fine del mondo! Scoprite l’evento più vicino a casa vostra per trascorrere l’attesa della fine del mondo (e ovviamente il day after) in compagnia di esperti e scienziati. Per segnalare altre iniziative: rel.esterne@osservatorioapocalittico.it. 

Osservatorio Astronomico della Valle d’Aosta e Planetario di Lignan 
22 Dicembre ore 15.00 e 21.00 all’Osservatorio, ore 16.30 e 18.00 al Planetario
The Day After
Per festeggiare insieme lo scampato pericolo,  la Fondazione Clément Fillietroz-ONLUS, che gestisce l’Osservatorio astronomico della  Regione Autonoma Valle d’Aosta e il Planetario di Lignan, vi invita a alzare lo sguardo verso  il cielo il giorno dopo la… fine della Terra!
Per maggiori informazioni: http://www.oavda.it

Planetario Infini.To – Torino
19, 20 e 21 dicembre
Aspettando la fine del mondo
MERCOLEDÌ 19 Dicembre 2012 - Stelle da paura con Gianluca Ranzini  e Margherita Hack (in collegamento video).  A seguire spettacolo in Planetario:  Meraviglie dell’Universo
GIOVEDÌ 20 Dicembre 2012 - Alle origini della profezia Maya con Pierluigi Baima Bollone.  A seguire spettacolo inedito in Planetario: Il cielo dai Maya ad oggi
VENERDÌ 21 Dicembre 2012 - Cosa resta da scoprire nel futuro con Giovanni Bignami. A seguire spettacolo inedito in Planetario: Altre stelle, altri pianeti
Durante ogni evento verrà servito l’apericena.  Per info e PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: www.planetarioditorino.it   -   info@planetarioditorino.it 

Museo Regionale di Scienze Naturali – Torino
21 dicembre
Mostra “La fine del mondo”
La mostra sarà aperta al pubblico dal 19 dicembre 2012 al 20 gennaio 2013. Attraverso preziosi cimeli, filmati e immagini si proverà ad ascoltare la voce della scienza, scoprendo cosa dicono i biologi, gli astronomi e i geologi e provando a rispondere alle domande più frequenti sulla presunta “fine del mondo”.
Per maggiori informazioni: www.regione.piemonte.it/museoscienzenaturali/

Castello di Govone (CN)
21 dicembre ore 21.15
Mai dire Maya: una serata da fine del mondo
L’iniziativa prevede osservazioni commentate e guidate del cielo, di Giove e della Luna attraverso i telescopi del Gruppo Astrofili Monferrini, aspettando la fatidica profezia dei Maya sulla fine del mondo. La manifestazione è organizzata in collaborazione con il Comune e la Biblioteca di Govone.
Per maggiori informazioni, contattare Stefano Curri all’indirizzo e-mail alfa_persei@yahoo.it.

Santa Maria Gualtieri – Pavia
21 dicembre ore 20.00
2012 e altre catastrofi
Relatore: Luca Boschini, ingegnere elettronico, progettista aerospaziale e astrofilo. 2012, asteroidi, comete, allineamenti planetari, tempeste solari, esplosioni stellari… Quanto è plausibile che moriremo tutti in una terribile catastrofe proveniente dal cielo? E quante altre volte in passato simili profezie si sono rivelate sbagliate?
Per maggiori informazioni: http://www.cicap.org/lombardia/News/CatastrofiPavia2012  

Planetario e Osservatorio Astronomico “G. Giacomotti” – Cecima (PV)
21 dicembre ore 20.00
Fine del 13° Baktun
Dopo una cena sfiziosa al Ristorante Swimland, scoprirete il significato della rivoluzione della fine del 13° Baktun (per i maya e per noi) e della quarta era e i misteri del cielo del Solstizio invernale del 2012, insieme all’artista ed esperta delle culture mesoamericane Loredana Apolloni, che esporrà alcune sue opere ispirate ai bassorilievi e ai codici maya. A seguire, l’osservazione del cielo a occhio nudo e, poi, l’osservazione ai telescopi.
Per info e prenotazione obbligatoria: http://www.osservatoriocadelmonte.it

Osservatorio Astronomico Sormano (CO)
21 dicembre dalle ore 20.00
Brindiamo alla fine del mondo!
L’Osservatorio Astronomico Sormano – per questa rara, unica e forse “ultima” occasione – ha in programma un’apertura straordinaria. Osservazioni del Sole nel corso della giornata, seguite da cena nei ristoranti della zona e da conferenze e osservazioni del cielo notturno in cerca di Nibiru, fino agli augurali brindisi di mezzanotte.
Per maggiori informazioni: http://www.osservatoriosormano.it

Museo del Balì Science Centre – Saltara (Pesaro-Urbino)
21 dicembre fino alle 24.00
Notte al museo
Apertura straordinaria per “festeggiare la fine del mondo” del calendario Maya.
Per maggiori informazioni: http://www.museodelbali.it/

Parco DLF, palazzina Agenzia Viaggi – Bologna
21 dicembre ore 21
Sei scenari per la fine del mondo
La data del Solstizio d’Inverno quest’anno coincide proprio con la data che è sulla bocca di tutti: il 21 Dicembre, data della fine del mondo secondo il calendario Maya. Sarà vero? L’Associazione Astrofili Bolognesi parlerà di come gli astronomi e anche gli astrofili vedono questa eventualità. A seguire, con buone condizioni meteo, osservazione del cielo.
Per maggiori informazioni: http://www.associazioneastrofilibolognesi.it 

Osservatorio Astrofisico di Arcetri – Firenze
21 dicembre da ore 21.12
La notte della NON fine del mondo
Interventi, filmati, discussioni e osservazioni del cielo.
Per maggiori informazioni: http://www.arcetri.astro.it/po/images/finedelmondo_locandina_pdf.pdf

Planetario e Museo Astronomico – Roma
21 dicembre dalle ore 18.00
Dov’è Nibiru? Guida per apocalittici confusi
La cupola del Planetario di Roma e l’intera Piazza Agnelli saranno teatro dell’appuntamento “Dov’è Nibiru? Guida per apocalittici confusi”, con telescopi al cielo a sorvegliare il pianeta che, secondo le leggende metropolitane, dovrebbe capovolgere l’asse della Terra proprio in serata!
Per maggiori informazioni: http://www.planetarioroma.it/

Osservatorio Astronomico di Capodimonte – Napoli
20 dicembre dalle ore 20.00
Aspettando la fine del mondo
Conferenza sulle catastrofi terrestri Maya (finte) e quelle celesti (vere) di Massimo Della Valle, Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte. A seguire: osservazioni ai telescopi in collaborazione con l’Unione Astrofili Napoletani.
Per maggiori informazioni: http://www.oacn.inaf.it/oacweb/oacweb_eventi/eventi/bicentenario/

Villa Framarino – Bari
21 dicembre ore 19.30
Aspettando la fine del mondo… scrutando le stelle 
Discussione sulla fine del mondo in chiave scientifica, filosofica e religiosa con la partecipazione dell’assessore all’Ambiente del comune di Bari, Maria Maugeri, e del professore del dipartimento di Storia della scienza, Liborio Di Battista, e che anticiperà l’osservazione del cielo stellato. 

Planetario Provinciale Pythagoras – Reggio Calabria
22 Dicembre ore 21.00 
22 dicembre 2012: siamo ancora qui!
Relazione di Giovanni Palam, esperto di planetologia.
Per maggiori informazioni: http://www.planetariumpythagoras.com

Planetario de L’Unione Sarda – Cagliari
Giovedì 20 ore 18.30 e Venerdì 21 ore 19
Giovedì - Riflessioni sulla fine e sul fine del mondo a cura del giornalista Bepi Anziani. Alla conferenza parteciperanno il professor Gian Nicola Cabizza, responsabile scientifico del Planetario, Flavio Corda, giornalista, la professoressa Maria del Zompo, neuroscienziata, monsignor don Ottavio Utzeri e il vignettista Tullio Boi.
Venerdì – 21.12.12 La fine del Mondo? Ovvero perché i Maya avevano ragione, a cura del professor Gian Nicola Cabizza.


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2012, lo speciale del CICAP su “Query”

“Query”, la rivista del CICAP, dedica uno speciale online sul fenomeno 2012. Tra i servizi e gli approfondimenti, anche un’intervista al direttore dell’Osservatorio Apocalittico, Roberto Paura. Lo speciale si apre con un editoriale che fa il punto sulle paure del 2012, seguito da alcuni interessanti focus curati da Sofia Lincos e Andrea Ferrero: un riepilogo delle dieci principali credenze sull’apocalisse prevista per il 21 dicembre, similmente a quanto fatto dall’Osservatorio nell’approfondimento “10 bufale sulla fine del mondo”, e un’analisi dei dati di un sondaggio internazionale sui paesi più colpiti dalla cosiddetta “sindrome dell’apocalisse”. Tema ripreso nell’intervista allo psicologo e psicoterapeuta Armando De Vincentiis, che nello scorso convegno nazionale del CICAP era intervenuto per parlare appunto della psicologia della sindrome apocalittica, e allo psicologo sociale Luca Pietrantoni

Non mancano inoltre due servizi imperdibili: in “Ventitré anni di apocalissi insieme”, il CICAP ripercorre tutte le profezie e le bufale sulla fine del mondo spuntate nel corso dei 23 anni di attività del Comitato (un elenco davvero vastissimo!), mentre in “Un anno dopo l’apocalisse”, riprendendo un’inchiesta del giornalista Tom Bartlett del “Chronicle of Higher Education”, troveremo la risposta a una domanda che ci siamo posti in tanti, ossia cosa provano oggi i tanti americani che avevano creduto alla profezia di Harold Camping al punto da spendere tutti i loro soldi per finanziare la sua campagna apocalittica.

Non ci resta che invitarvi a leggere tutto lo speciale di “Query” su www.queryonline.it e ad associarvi al CICAP per seguire tutte le attività del comitato!


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10 bufale sulla fine del mondo

Non è vero ma ci credo. È questo l’atteggiamento di tante persone alla vigilia dell’ennesimo appuntamento con la fine del mondo. Appuntamento ogni volta disatteso, da almeno duemila anni a questa parte, da quando cioè si cominciò a parlare in Occidente di un’imminente apocalisse e di un giorno del giudizio che avrebbe messo fine al mondo come lo conosciamo. Da allora, nonostante teorie e profezie, non è successo nulla. Questa volta dovrebbe essere diverso? Secondo alcuni sì, perché ci sono di mezzo i Maya, arguti e valenti astronomi che avrebbero previsto la fine del mondo per il 21 dicembre 2012. Ma è davvero così? Ecco 10 bufale sulla fine del mondo che girano sul web e a cui faremmo bene a non prestar credito.

1. Il calendario Maya termina il 21 dicembre 2012

Partendo dall’ovvio assunto per cui i Maya contavano i giorni e gli anni in maniera del tutto diversa da noi, il loro calendario detto del Lungo Computo termina in una data che viene fatta coincidere con il 21 dicembre 2012 dell’era cristiana. Questo calendario non era che uno dei tanti utilizzati dai Maya, e non certo il più comune: l’antico popolo precolombiano utilizzava calendari per la semina e la raccolta, per le liturgie e altre questioni terrene, mentre il Lungo Computo segnava una sorta di ciclicità delle epoche storiche. L’attuale era, iniziata nel 3114 a.C. terminerebbe nel 2012 d.C. accettando le (pur contestate) correlazioni tra il calendario Maya e il nostro. Tuttavia, non esiste una profezia Maya sulla fine del mondo il 21 dicembre. L’idea che alla fine del 13° Baktun, ossia dell’attuale sotto-ciclo del Lungo Computo, il mondo finisca, non ha riscontro in nessuna testimonianza archeologica. Tutto ciò che i Maya ci hanno lasciato sul 21 dicembre è un bassorilievo sul monumento 6 del sito di Tortuguero, in cui si sostiene che alla fine del 13° Baktun scenderà sulla Terra Bolon Yokte, una divinità del loro pantheon. Nulla a che vedere con la distruzione del mondo. Senza contare che i Maya, pur capaci di prevedere eclissi e movimenti dei pianeti, non avevano cognizioni scientifiche molto avanzate e non riuscirono a evitare l’estinzione quando una lieve siccità colpì le loro terre.

2. Il villaggio francese di Bugarach sarà l’unico luogo sulla Terra a scampare alla distruzione

Pic de Bugarach, una montagna dei Pirenei francesi, sarebbe l’unico luogo al mondo a scampare all’apocalisse. Perché? Nessuno lo sa. La teoria si è diffusa sul web a opera di appassionati di esoterismo, che legano il villaggio francese di 400 anime ai segreti dei Templari, al mistero del Santo Graal e agli extraterrestri. La montagna sarebbe il punto focale delle linee magnetiche terrestri, e qui i nazisti e il Mossad avrebbero compiuto strani rituali. Ma gli abitanti del luogo tagliano corto: il loro posto non ha nulla di speciale, se non per la bellezza del paesaggio.

3. Il pianeta (o l’asteroide) Nibiru si sta avvicinando alla Terra

Secondo le teorie di grande successo, ma di nessuna valenza archeologica, dello studioso dilettante di sumerologia Zecharia Sitchin, i sumeri adoravano gli abitanti di un misterioso pianeta X chiamato Nibiru. Questo pianeta vagherebbe nello spazio e tornerebbe in vista del nostro mondo solo dopo lunghi cicli. Sitchin sostiene che Nibiru tornerà a farci visita non prima dell’anno 3000, ma alcuni suoi apologeti hanno voluto anticipare la data al 2012. Se un tale corpo celeste esistesse, sarebbe già stato abbondantemente avvistato. Sappiamo invece che il nostro sistema solare non è stato invaso da pianeti X, né tantomeno da asteroidi grandi quanto il Texas, come vorrebbe una bufala diffusa da alcuni media anche in Italia, per cui Nibiru sarebbe il nome di un meteorite che si schianterà sulla Terra entro la fine di dicembre. La NASA ha smentito categoricamente quest’ipotesi e agli astronomi non risulta niente del genere.

4. Il campo magnetico della Terra si sta invertendo

Quello che sappiamo del campo magnetico terrestre è che ogni tanto inverte la sua polarità, cosicché in certi periodi della storia del nostro pianeta una bussola segnerebbe il nord in direzione del polo sud geografico, e viceversa. Simili fenomeni non avvengono repentinamente, ma nel corso di migliaia di anni, producendo una riduzione ma non una scomparsa del campo magnetico, che ci proteggere dai letali raggi cosmici. Non esistono indizi che fanno presumere un’inversione in corso: anche se il campo magnetico si è effettivamente indebolito negli ultimi secoli, nulla porta a credere che i poli stiano per invertirsi. E se anche succedesse, non dovremmo far altro che riconfigurare le nostre bussole.

5. Il Sole si prepara alla tempesta del secolo

Il Sole vive cicli di attività della durata di 11 anni. Al momento siamo vicini alla fine dell’attuale ciclo, che si concluderà nel 2013, con un massimo di attività in termini di macchine solari e tempeste sulla sua corona. È accertato che una tempesta solare di enorme potenza, se posta in direzione della Terra, potrebbe mettere k.o. i sistemi elettromagnetici e i satelliti in orbita, con gravi danni economici. Tuttavia, fino a oggi nessuna tempesta solare ha prodotto danni effettivi, e non ci sono indizi che portino a credere che ce ne saranno nel prossimo periodo. Non è possibile prevedere le prossime tempeste solari, per cui i Maya non avrebbero certo potuto prevederne una per il 21 dicembre 2012. Inogni caso, anche se una “tempesta perfetta” avvenisse nel breve periodo, non produrrebbe alcun danno agli esseri viventi, ma solo ai circuiti elettromagnetici.

6. Il 21 dicembre ci sarà un allineamento tra Terra, Sole e centro galattico

Il 21 dicembre 2012, giorno del solstizio d’inverno, il Sole sarà allineato con il centro dalla galassia. Si sostiene che questo evento sia estremamente raro, ricorrendo ogni 25.625 anni. In realtà l’allineamento tra la Terra, il Sole e il centro della galassia avviene a ogni solstizio d’inverno da diversi anni. Il miglior allineamento non avverrà nel 2012, ma è già occorso nel 1998, senza che sia accaduto nulla. Questo senza tener conto del fatto che gli allineamenti astronomici non producono effetti di alcun tipo, essendo delle semplici curiosità come il nostro allineamento al meridiano 0 di Greenwich quando ci passiamo sopra.

7. Anche Nostradamus aveva previsto la fine del mondo

Nostradamus era molto parco di date, ma una l’aveva sparata: il 1999. Nell’agosto di quell’anno, il mondo sarebbe stato sconvolto dall’avvento di un grande re del terrore proveniente dal cielo. Attesa con grande trepidazione da molti, la profezia del ’99 passò senza che nessun re del terrore facesse capolino. Da allora, Nostradamus ha perso molta della sua già scarsa credibilità. A ogni buon conto, l’astrologo medievale francese non aveva nessuna quartina in serbo per il 2012. Anche se molti interpreti hanno cercato di vendere libri dimostrando che alcune quartine facciano riferimento a questa data, in realtà le profezie di Nostradamus arrivano fino al 3797 d.C.!

 

8. I terremoti stanno aumentando e si prepara l’eruzione di un grande supervulcano

Nel film 2012 di Roland Emmerich, il “gong” della fine del mondo corrisponde all’eruzione dello Yellowstone, uno dei più grandi supervulcani del pianeta. Sappiamo che eruzioni del genere avvengono ogni tanto, anche se non più di una ogni decina di migliaia di anni in media. Tali eruzioni posso gettare il mondo in una sorta di “inverno nucleare”, a causa dell’oscuramento solare prodotto dalle ceneri proiettate nell’atmosfera. Alcune teorie sostengono che estinzioni di massa come quella tra Cretaceo e Permiano furono dovute a contestuali eruzioni di supervulcani. Fermo restando che il vulcanesimo oggi è molto più ridotto rispetto a ere geologiche precedenti, grazie al raffreddamento della Terra, non ci sono indizi di imminenti eruzioni dello Yellowstone né di altri supervulcani come i Campi Flegrei a Napoli. Per quanto riguarda i terremoti, anche se è vero che negli ultimi anni si sono verificati più superterremoti rispetto ai decenni precedenti, è escluso che l’attività sismica sia in generale aumento ed è scientificamente impossibile che l’intero pianeta possa essere scosso da terremoti di grandi proporzioni in uno stesso momento.

9. Stiamo passando attraverso un’area della galassia nota come Cintura Fotonica

La bislacca teoria del russo Alexei Dmitriev sostiene che la Terra e il Sistema Solare stiano transitando, nel corso della loro rotazione intorno al nucleo galattico, in un’area dello spazio estremamente energetica chiamata “Cintura Fotonica”. Nel suo libro 2012. La fine del mondo? il giornalista Roberto Giacobbo sostiene che questo transito sarebbe confermato dell’aumento negli ultimi decenni di particelle noto come “fotoni” nell’atmosfera. Peccato che i fotoni non siano altro che le particelle che conducono la luce, ed esistono da quando esiste l’universo. Vengono emesse dal Sole e se non ci fossero non vedremmo nulla e non avremmo nemmeno la corrente elettrica. Se il passaggio in aree turbolente della galassia producesse estinzioni di massa, noteremmo una periodicità di tali estinzioni: un fenomeno, questo, non confermato dagli scienziati.

10. La madonna di Medjugorje e la profezia di San Malachia profetizzano l’imminente fine del mondo

Come i cattolici credenti ben sanno, nei Vangeli è scritto che nessuno conosce la “data” in cui avverrà il giorno del giudizio, nemmeno Gesù, ma solo Dio. Qualsiasi tentativo di prevedere l’apocalisse attraverso la lettura della Bibbia è quindi destinato a fallire. Le apparizioni mariane, come quella di Fatima con i suoi tre segreti, non hanno nulla a che vedere con il 2012. Anche se in alcuni casi sostengono che il giorno del giudizio sia vicino, non fissano una data; ciò senza contare che alcune apparizioni, come quella della madonna di Medjugorje, non godono del riconoscimento della Chiesa. La profezia di San Malachia, infine, attribuita al santo vissuto nel XII secolo, termina il suo elenco di papi con “Pietro Romano” che dovrebbe essere l’ultimo papa prima della fine della Chiesa. Tale papa, il 112°, seguirebbe a Benedetto XVI, che è attualmente il 111° pontefice. Tuttavia, gli storici hanno confermato senza tema di smentite che la lista è un falso storico del XVI secolo, cosa dimostrata anche dal fatto che le previsioni sui papi precedenti a quest’epoca coincidono con i pontefici effettivi, mentre le previsioni successive non hanno alcun riscontro con la realtà

(pubblicato su Scienze Fanpage del 21 novembre 2012)


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LHC, l’acceleratore della fine del mondo?

È entrato in funzione quasi tre anni fa, ed è in poco tempo riuscito a portare a termine il suo primo obiettivo per cui era stato costruito: trovare il bosone di Higgs. Parliamo di LHC, il Large Hadron Collider che corre sotto la città di Ginevra, il più grande acceleratore di particelle del mondo. Ma nonostante i suoi clamorosi successi, destinati a far ancora più notizia quando, alla fine del prossimo anno, LHC raggiungerà la massima energia prevista, non mancano le critiche. Non solo quelle, più prosaiche, riguardanti i soldi spesi per i costosi esperimenti di fisica delle particelle; ma anche quelle, assai più colorite, di chi punta il dito contro il Cern, reo di mettere a rischio l’incolumità del mondo intero attraverso gli esperimenti di LHC. Cause giudiziarie per far chiudere la grande macchina sono state sollevate già negli scorsi anni, con esisti sfavorevoli per coloro che avevano fatto ricorso. E’ di qualche giorno fa l’ennesimo rigetto di un ricorso di una cittadina tedesca, che aveva già fatto appello ad altri tribunali chiedendo lo spegnimento dell’acceleratore. Ma quali sono le tesi portate avanti da queste persone? Perché LHC potrebbe, a loro dire, provocare la fine del mondo? E perché gli scienziati sono convinti del contrario?

Secondo lo scrittore di fantascienza americano Steve Alten, di cui in Italia è stato pubblicato l’assai controverso 2012. La fine del mondo (Newton Compton), i terremoti recenti che hanno colpito Haiti, Cina, Giappone e Turchia sarebbero connessi con l’acceleratore di particelle. All’interno di LHC verrebbero infatti creati micro buchi neri e particelle note come “strangelet”, capaci di perforare la superficie terrestre producendo scosse sismiche. Tesi, questa, che Alten sostiene confermata da diversi fisici con cui avrebbe avuto modo di parlare. Ovviamente senza fare nomi. L’ipotesi, in linea di principio, non è proprio fantasiosa. È semplicemente ingigantita. I fisici hanno sempre parlato con molta chiarezza della possibilità che LHC possa produrre dei micro buchi neri. La loro comparsa potrebbe essere anzi una prima prova a favore della teoria delle stringhe, per cui esistono almeno altre sette dimensioni spaziali oltre alle tre a noi note, e la gravità sarebbe l’unica a distribuirsi su tutte le dieci dimensioni spaziali risultanti. Però, questi micro buchi neri evaporerebbero in un istante, senza nessuna possibilità di risucchiare materia, ingrandendosi come i normali buchi neri. Ciò perché creati in maniera del tutto diversa dai tradizionali buchi neri, che sono il prodotto del collasso di stelle con massa molto superiore a quella del Sole. Se esistessero in natura, potrebbero anche riuscire a perforare la Terra; ma sarebbero così piccoli che i fori prodotti risulterebbero invisibili e gli eventuali terremoti causati sarebbero difficilmente registrabili persino dai sismografi.

E gli “strangelet”? Queste ipotetiche particelle di “materia strana” sono state previste dalla teoria, ma non confermate dalle osservazioni. Nascerebbero da una ricombinazione dei quark una volta scissi all’interno degli acceleratori e in linea teorica potrebbero, qualora entrassero in contatto con particelle di materia ordinaria, avviare un effetto domino ricombinante tale per cui nel giro di poche ore tutta la massa della Terra si trasformerebbe in unico blocco di materia strana, annientando qualsiasi forma di vita. Questa sì che sarebbe la fine del mondo! Per fortuna, si tratta di un’ipotesi considerata fantascientifica dalla maggior parte degli scienziati. Se anche tali particelle potessero formarsi, nel vuoto spinto degli acceleratori non avrebbero alcuna possibilità di interagire con atomi di materia ordinaria. Svanirebbero cioè in pochi istanti. A ogni modo, la possibilità che LHC produca simili particelle è considerata inferiore a quella di vincere per 10 volte di seguito la lotteria.

Senza dubbio LHC è capace di raggiungere, al suo interno, livelli di energia che in natura sono raramente osservabili. Addirittura, forse, livelli di energia mai toccati dopo i primi secondi dal Big Bang. Ma questo non vuol dire che si stia giocando con il fuoco. Nel corso dei tanti anni che sono stati necessari per portare a termine la costruzione dell’acceleratore, i migliori scienziati di tutto il mondo hanno lavorato duro per garantire l’assoluta sicurezza degli esperimenti che sarebbero stati realizzati al suo interno. Il principio di precauzione è stato e resta al centro delle preoccupazioni della comunità scientifica riguardo LHC. Ci sono alcuni scienziati che sostengono ci si debba andare ancora più cauti, perché esperimenti di questa portata possono produrre fenomeni sconosciuti. È vero. Ma in questo caso ci si basa sull’osservazione della natura. L’universo è enorme ed esiste da 13,7 miliardi di anni. Al suo interno, in tutto questo lunghissimo periodo, sono avvenuti e avvengono fenomeni estremamente violenti. Eppure, nessuno di questi ha distrutto il nostro pianeta. Si ritiene pertanto che la fisica di LHC non possa produrre nulla di diverso da quanto sia già stato prodotto in natura nel corso della lunga della storia dell’universo, e quindi nulla capace di provocare la fine del mondo.

Comunque, LHC non è certo il primo acceleratore a scatenare paure apocalittiche. Anche il Brookhaven Collider americano, quando entrò in funzione alla fine del secolo scorso (proprio all’approssimarsi della data fatidica del 2000) favorì l’emergere di numerose storie sulla possibile fine del mondo che avrebbe potuto scatenare; alcuni fantasiosi complottisti sostennero addirittura che fu un mini buco nero prodotto al suo interno a colpire l’aereo su cui viaggiava John F. Kennedy jr! E la stessa cosa avvenne quando entrò in funzione il Tevatron al Fermilab di Chicago. La paura che esperimenti estremi possano sfuggire di mano è sempre molto alta nel grande pubblico, ma gli scienziati non sono certo dei pazzi che giocano col fuoco. Basti ricordare che, alla vigilia del primo test atomico, i fisici di Los Alamos vollero assicurarsi con uno studio rigorosissimo che l’esplosione nucleare non provocasse l’incendio dell’atmosfera terrestre con conseguente scomparsa della naturale protezione dal bombardamento di raggi cosmici; un avvenimento che, qualora fosse accaduto, avrebbe davvero estinto buona parte delle specie viventi sulla Terra, uomo in primis. Ma i calcoli confermarono che, per quanto violenta fosse stata l’esplosione, l’atmosfera non avrebbe corso pericolo. E sebbene le bombe atomiche non siano proprio il tipo di prodotto della ricerca fisica che ci piace citare, l’esempio dimostra che il “dottor Stranamore” che gioca alla fine del mondo non è una figura comune nel mondo della scienza.

(pubblicato su Scienze Fanpage del 4 novembre 2012)


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“La fine del mondo. Guida per apocalittici perplessi” di Telmo Pievani

«Eppure abbiamo bisogno anche della catastrofe, del cataclisma imprevedibile che scompagina le carte, riapre i giochi, ridona speranza a chi era ai margini della storia, rovescia i rapporti di forza, spezza la logica precedente che sembrava invincibile. Un ciclo si compie e un tempo nuovo comincia.»

Colossali ecatombi del passato hanno più volte segnato un nuovo inizio per altre forme di vita. La «catastrofe», la resa dei conti finale con la storia, ci affascina da sempre. Soddisfa bisogni psicologici magnificamente rappresentati nell’immaginario classico della fine del mondo vista come catarsi risolutiva, punizione, vendetta. Attraverso le parole chiave dell’attesa – apocalisse, disastro, nemesi, estinzione – queste pagine piene di ironia, e le storie di scienza che raccontano, ci propongono un messaggio positivo di umiltà evoluzionistica e di accettazione della contingenza della vita sulla Terra, per decidere che cosa fare quando anche questa volta il mondo non sarà finito.

Telmo Pievani, fra i maggiori esperti di evoluzionismo a livello internazionale, insegna Filosofia delle scienze biologiche nell’Università di Padova e fa parte del Consiglio scientifico del Festival della Scienza di Genova. Tra i suoi volumi più recenti: «La teoria dell’evoluzione» (Il Mulino, 20102); «La vita inaspettata» (Cortina, 2011). Insieme a Luigi Cavalli Sforza ha curato la mostra «Homo sapiens» (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 2011-12).

Ed. Il Mulino, 2012
pp. 188, € 15,00


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