Scritto da Redazione il 5/02/13 , Pubblicato in In primo piano , 0 Commenti »
Quasi tutte le persone che nei mesi scorsi nutrivano forti preoccupazioni per la profezia della fine del mondo il 21 dicembre 2012 oggi hanno già dimenticato le loro paure, un po’ si vergognano e un po’ ci ridono su. C’è però chi in vista di questo evento si era preparato per anni. Un famoso forum online in Italia, “Nibiru 2012″, per esempio, ha per anni calamitato migliaia di utenti impegnati a dibattere e discutere a lungo il modo in cui la presunta profezia dei Maya si sarebbe potuta realizzare. Di per sé, la discussione non è deleteria, anche perché spesso aiuta a studiare alcune materie – astronomia, geologia, religioni, storia – che altrimenti non si toccherebbero mai. Ma molti di quegli utenti hanno creato gruppi di sopravvivenza, speso migliaia di euro in cibo in scatola e kit per affrontare nel migliore dei modi la catastrofe apocalittica. Ognuno ha la libertà di spendere i soldi come meglio crede, e certo è sempre utile avere un piccolo kit di emergenza nell’armadio, come fanno i giapponesi, abituati ai terremoti; ma spendere cifre ragguardevoli in tempi di crisi per una profezia attribuita a un popolo scomparso centinaia di anni fa deve far riflettere.
In America, c’è chi sta peggio. Migliaia di persone, due anni fa, donarono ingenti quantità di denaro, in alcuni casi tutte le loro sostanze, a un predicatore cristiano-evangelico chiamato Harold Camping, che per l’ennesima volta aveva profetizzato la fine del mondo nel 2011. Negli ultimi anni, centinaia di persone hanno speso cifre incredibili per costruire bunker sotto la propria abitazione o in luoghi disabitati (cosa che in Italia non è possibile) al fine di avere un rifugio dove attendere la fine del mondo. In tutti questi casi, la domanda è: cosa faranno ora? Per avere un’idea è utile leggere un libro uscito qualche mese fa, che non può mancare nelle librerie di un utente dell’Osservatorio Apocalittico: Quando la profezia non si avvera. Il resoconto di una ricerca condotta negli anni ’50 da tre psicologi sociali americani, Leon Festinger della Stanford University, Henry W. Riecken dell’Università del Minnesota e Stanley Schachter della Columbia University (il primo e l’ultimo ormai non più in vita). E’ interessante scoprire che i tre studiosi analizzarono il caso di un gruppo di seguaci di un profeta apocalittico che fissò come data della fine del mondo un 21 dicembre! Non era il 2012, ma il 1954.
Quell’estate, in una cittadina del Kansas, Marian Keech affermò di aver ricevuto un messaggio dagli abitanti del pianeta Clarion: un diluvio avrebbe devastato la Terra il 21 dicembre, ma quanti avrebbero creduto a quel messaggio sarebbero stati portati in salvo dagli alieni sui loro dischi volanti. Gli autori dello studio si mescolarono al gruppo di adepti riuniti con Marian in attesa della fine del mondo e ne osservarono le dinamiche psicologiche, prima e dopo il 21 dicembre, quando la profezia (ovviamente) non si avverò. Un esperimento grazie al quale il professor Festinger mise a punto, come si legge nella presentazione del libro edito da “Il Mulino”, un concetto fondamentale della psicologia sociale, quello di “dissonanza cognitiva”, che spiega cosa accade quando le nostre convinzioni vengono smentite dai fatti e perché in certe condizioni, anziché abbandonarle, le abbracciamo con maggior fervore. (Potete acquistare il libro nella nostra area “Bibliografia” nel menu in alto.)
Basti pensare a tutte le persone raggirate dalle truffe di Vanna Marchi o di altri sedicenti indovini e fattucchieri. Molte persone, dopo il 21 dicembre 2012, non si sono rassegnate: credono che la fine del mondo sia già in corso, anche se non ce ne accorgiamo. Il cambiamento climatico, le guerre, la crisi economica sarebbero solo alcuni segnali. Altri citano terremoti e vulcani. La solita routine. Ma c’è anche chi davvero non si è rassegnato e non solo crede che la fine arriverà, ma lo spera fermamente. Il numero degli “apocalittici”, insomma, non si è affatto ridotto. Molti di essi fanno il tifo per la fine del mondo, sperando che rovesci lo stato di cose attuale, senza considerare che le prime persone a venire spazzate via da tale rovesciamento sarebbero proprio loro, i più deboli. Mentre ad avvantaggiarsene sarebbero sempre gli stessi, i più forti. Veri casi patologici di dissonanza cognitiva, queste persone dovrebbero piuttosto fermarsi e riflettere sul fatto che, se davvero il mondo così com’è non funziona, l’unico modo per cambiarlo è impegnarsi attivamente a trasformarlo dall’interno, non sperare che una nuova profezia riavvii il conto alla rovescia.
Continua a leggere..
Scritto da Redazione il 22/12/12 , Pubblicato in In primo piano , 14 Commenti »
Fatecelo dire, avevamo ragione noi. Non che avessimo mai pensato il contrario, eh! Ma la soddisfazione di scriverlo, a caratteri cubitali, ce la vogliamo togliere.
Detto ciò, la nostra attività continua. Ci sono già nuove date, del resto: il 23 dicembre, poi il febbraio 2013 e via così fino al 2033, quando saranno duemila anni dalla crocifissione di Gesù (per quanto anche il Papa abbia ribadito di recente che la datazione dall’anno zero del nostro calendario è sbagliata). Probabilmente ci stancheremo prima, ma sicuramente saremo con voi per tutto il 2013 pronti a raccogliere nuovamente le tante profezie, predizioni e bufale sulla fine del mondo, l’apocalisse e catastrofi varie. Speriamo che il 2012 sia servito di lezione a molti. E’ stato un anno molto difficile nel mondo occidentale, uno dei peggiori dal punto di vista economico dal secondo dopoguerra. Forse il peggiore. Questo ci ricorda che ci sono molti problemi concreti davanti a noi, pensiamo solo alla grande minaccia del cambiamento climatico, di cui siamo tutti responsabili. Perché preoccuparci delle presunte profezie di popoli ormai morti e di astrologi, veggenti e contattisti, quando abbiamo tanti problemi molto più terreni da risolvere? Concentriamo le nostre preoccupazioni su questi, e diamoci da fare per migliorare il nostro mondo. Abbiamo ancora molto tempo da trascorrere sulla Terra.
Buon 2013 dall’Osservatorio Apocalittico!
Continua a leggere..
Scritto da Redazione il 20/12/12 , Pubblicato in In primo piano , 198 Commenti »
Pronti a farvi una grassa risata nei confronti di profeti, catastrofisti, complottisti e sette apocalittiche? Segui con noi dalle 00:01 alle 23:59 di venerdì 21 dicembre 2012 l’ennesima fine del mondo. Posta nel riquadro in basso il tuo commento, segnala in diretta cosa sta succedendo dalle tue parti, poni le tue domande agli esperti dell’Osservatorio Apocalittico e racconta a tutti come stai passando questa giornata!
Continua a leggere..
Scritto da Redazione il 16/12/12 , Pubblicato in In primo piano , 51 Commenti »
Negli ultimi giorni, alla vigilia del 21 dicembre, l’Osservatorio Apocalittico continua a ricevere un numero sempre più alto di lettere e richieste di aiuto. Persone che ci chiedono un conforto, un sostegno per superare le loro paure. Noi vogliamo dirlo chiaramente: non abbiate paura. Non abbiamo ricette per farvela passare, la paura. Non siamo psicologi e non ci sentiamo di consigliarvi di ricorrere all’assistenza psicologica per superare le vostre ansie. Senza dubbio, in molti di questi casi le preoccupazioni per una presunta fine del mondo sono solo la spia di un disagio psicologico più profondo, che probabilmente non scomparirà il 22 dicembre, ma si aggrapperà a nuove inquietudini e nuove paure. Ma in molti casi, questa sindrome dilagante ha una sola cura: la razionalità. Nel corso di questi mesi, l’Osservatorio Apocalittico ha lavorato per replicare in modo razionale alle storie e alle voci irrazionali su presunte profezie Maya, eventi catastrofici assolutamente impossibili dal punto di vista scientifico, ipotesi fantasiose prive di qualsiasi fondamento. Vi abbiamo dimostrato che, mentre da un lato ci sono persone che usano la ragione e l’intelletto, analizzando e quindi smontando tutte queste storie, dall’altro ci sono solo impostori, profeti di sventura, mitomani, maniaci, fondamentalisti, affaristi privi di scrupoli, sedicenti giornalisti in cerca di scoop, tutti impegnati a sfruttare le vostre ansie e preoccupazioni per ottenere visibilità o denaro. Perché credere a quelle persone e non a noi, che non vi chiediamo nulla in cambio, fornendovi (noi con tanti altri, ovviamente) fatti incontrovertibili e certezze scientifiche ?
Nell’anno 999 poteva essere comprensibile che l’uomo occidentale, immerso nei secoli bui del medioevo, alimentato dalle superstizioni e dalle paure della fine del mondo diffuse dai pulpiti delle chiese, vivesse nel terrore dell’apocalisse. Oggi, nel XXI secolo, più di duecento anni dopo il sorgere dell’illuminismo e oltre trecento anni dopo il consolidamento del metodo scientifico, come possiamo ancora credere a qualcuno che ci vende delle verità senza fornirci delle prove? Sembra che l’uomo occidentale stia andando incontro a un nuovo medioevo dell’anima, dove l’ignoranza torna a diffondere paura dai nuovi pulpiti della televisione e di Internet. Tutti coloro che parlano attraverso la TV e attraverso il web ci sembrano persone degne di attenzione. Molte di queste ci fanno balenare davanti agli occhi immagini inquietanti di punizioni divine, apocalissi cosmiche, catastrofi orrende che non ci lasciano scampo, come i predicatori del medioevo. Molte di queste persone affermano di possedere verità assolute non provenienti da fatti, ma da altre tipologie di autorità: la fede – spesso corrotta o distorta -, popoli antichi ormai estinti come i Maya (che pure non avevano mai parlato di fine del mondo), spiriti guida, persino gli extraterrestri. Ma come, diventati un po’ più grandi, smettiamo di credere a Babbo Natale, analogamente dovremmo essere in grado di smettere di credere a coloro che ci raccontano delle storie senza fornirci uno straccio di prova, che chiedono di essere credute soltanto per fede.
Quale che sia il vostro sentimento religioso, se siete credenti saprete che la fede ha senso solo se è accompagnata dalla ragione. E’ l’insegnamento ribadito con forza dalla Chiesa cristiana e anche dall’Islam e dall’Ebraismo, le grandi religioni monoteiste. Per questo negli ultimi giorni anche il Papa ha ricordato che le profezie apocalittiche sono del tutto infondate: non solo perché è scritto nei Vangeli che l’ora e il giorno del giudizio finale sono noti solo a Dio, e a nessun altro; ma anche perché credere senza ragionare, senza usare il primo intelletto per distinguere il vero dal falso, significa non avere una vera fede. A prescindere da tutto ciò, la nostra esortazione è di resistere alle tenebre dell’ignoranza che assediano la nostra società, prendere in mano dei buoni libri di scienza e iniziare a scoprire da soli qual è la verità. Scoprirete che anche i più grandi scienziati non hanno mai avuto ricette pronte da vendere, ma solo tanti dubbi che hanno pian piano fugato o confermato attraverso esperimenti, attraverso prove empiriche. Come diceva Bertrand Russell, un uomo di straordinaria razionalità, “il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sempre sicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”. Dubitate, dubitate sempre ma fatelo attraverso la ragione: e il mondo non finirà domani, né mai.
Continua a leggere..
Scritto da Redazione il 13/11/12 , Pubblicato in In primo piano , 15 Commenti »
Gentilissima Redazione
siamo i gestori di alcuni siti di informazione e divulgazione i cui nomi a dominio sono riportati in calce.
Abbiamo deciso di scrivervi per segnalarvi una svista in un vostro servizio mandato in onda la settimana scorsa sull’ipotetica collisione di un fantomatico asteroide con il nostro pianeta. In questo servizio la plausibilità di un simile evento veniva in qualche modo sostenuta affermando che “le autorità non confermano né smentiscono per non creare panico” e messa in relazione con le dicerie apocalittiche che girano in rete riguardanti la nota “profezia” apocalittica sul 2012.
La presunta indiscrezione si è subito rivelata una bufala. Non era stata infatti riportata dalla CNN, come erroneamente indicato nel servizio, ma da un sito della blogosfera della CNN tenuto da comuni blogger e non da giornalisti del noto network (chiunque può iscriversi gratuitamente a quel servizio fornendo solo un indirizzo di posta elettronica valido, e pubblicare articoli sul circuito iReport della CNN).
In pochi giorni sono state pubblicate in Italia più di 5000 pagine riguardanti il vostro servizio e molti forum si sono riempiti di discussioni. Insieme ai tanti che hanno riconosciuto la svista ci sono stati anche diversi utenti della Rete allarmati e spaventati che si sono rivolti a noi per chiarimenti e rassicurazioni. Infatti la popolarità e l’autorevolezza della Vostra testata sono state usate per dar forza alle teorie del complotto diffuse da certi siti catastrofisti e per seminare ancor più incertezza e sconcerto intorno a quella che è una falsa profezia già da tempo smentita unanimemente dalla comunità scientifica e senza alcun fondamento scientifico o storico.
Per questa ragione, convinti come Voi che la verifica puntuale delle fonti e l’attinenza ai fatti siano le basi della buona informazione, vorremmo chiedervi una rettifica del servizio mandato in onda la settimana scorsa, per ridare tranquillità ai tanti che non hanno gli strumenti o l’abitudine di verificare la genuinità delle notizie pubblicate sui media, specie su quelli più importanti e autorevoli come il Vostro.
Auspicheremmo anche che a eventuali servizi sulle fantasiose congetture catastrofiste che indicano il 21/12/2012 come la data della fine del mondo fosse dato un taglio meno sensazionalistico e più realistico, degno della tradizionale affidabilità di una testata importante come la Vostra.
Certi che vogliate prendere in considerazione la nostra segnalazione
vi porgiamo i nostri più cordiali saluti
Le redazioni e le direzioni di:
Osservatorio Apocalittico
Eclisse Forum
Archeomisterica
Fuffologia
Mistyger
Meteoweb
Continua a leggere..
Scritto da Roberto Paura il 16/09/12 , Pubblicato in In primo piano , 2 Commenti »
La maggior parte di coloro che guardano Sky credono che il canale Discovery Channel sia un “canale divulgativo”. Non lo è. E’ un normale canale di intrattenimento che propone spettacoli erroneamente etichettati come “documentari”, e che raramente si occupa di scienza. History Channel non è molto diverso. Si occupa di storia, ma in modo ben diverso da come lo fanno alcuni seri programmi italiani. Propone ricostruzioni della storia spesso sbagliate, sempre enfatizzate nella spettacolarità, al solo fine di intrattenere lo spettatore, senza proporgli nulla di veramente formativo. Non c’è da stupirsi allora se History Channel abbia avuto tanto successo in America, e riesca a conquistare anche una buona fetta di audience in Italia. Ora la casa editrice Mondadori ha lanciato in libreria due grossi volumi tratti da altrettanti “documentari” di History Channel di grande successo: “I grandi enigmi della storia” e “Le grandi profezie della storia”. Quest’ultimo, in particolare, si concentra sui temi che interessano i lettori dell’Osservatorio Apocalittico: profezie catastrofiche e apocalittiche, legate dal filo conduttore del 2012.
Le grandi profezie della storia è senza dubbio un libro che andrebbe letto al solo fine di osservare i sottili stratagemmi utilizzati dagli editori per convincere i lettori a comprare il volume e bersi le sue oltre 500 pagine. E’ un testo allarmistico che, se letto senza i dovuti strumenti critici, rischia di alimentare la dilagante sindrome del day-after. Bastano poche pagine per rendersene conto. Gli autori spacciano come “teorie scientifiche” ipotesi del tutto campate per aria riguardanti allineamenti galattici ed eruzioni solari, assai più di quanto Giacobbo abbia fatto nel suo vituperato 2012. La fine del mondo? In qualità di “esperti” sono chiamati a dire la propria sedicenti studiosi della cultura Maya, privi di qualsiasi titolo ed esperienza in materia, e guru New Age spacciati come scienziati. Il lettore, che non conosce le persone di cui si parla e si fida dell’autorità di History Channel e della Mondadori, crede naturalmente in ciò che legge. Andando più avanti, la sezione dedicata a Nostradamus non offre la benché minima analisi critica delle interpretazioni delle sue profezie, e insiste sulla capacità dell’astrologo francese di prevedere eventi come l’11 settembre. A nulla vale ricordare che una delle poche profezie “datate” di Nostradamus, quella che prevedeva l’avvento di un “grande re del terrore” nel luglio 1999, e che ai suoi tempi fu utilizzata per gettare allarme sulla fine del mondo per il 31 dicembre di quello stesso anno, non si sia mai realizzata!
Basta proseguire nella lettura per rendersi conto che si parla anche di cose ormai datate. Saddam Hussein terzo Anticristo? Ma se ormai è morto e sepolto! E Gheddafi? Anche lui ha condiviso con il dittatore iracheno una fine ingloriosa, ben lontana da quella che i profeti dell’Apocalisse immaginavano. Ciò che emerge prepotentemente dalla lettura del libro è l’ossessione di vedere in ogni piccolo evento un segnale dell’Apocalisse. Nostradamus avrebbe predetto l’uragano Katrina, ma non la bomba atomica, per esempio. Possibile che l’allagamento di New Orleans abbia più importanza della distruzione di Hiroshima? Per gli americani sì, e non dimentichiamo che abbiamo a che fare con un libro americano. Altrimenti non troveremmo centinaia di pagine dedicate ai presunti poteri chiaroveggenti dei presidenti degli Stati Uniti, o alle profezie di Edgar Cayce, fortunatamente ancora poco noto in Europa rispetto alla venerazione di cui ha goduto negli USA. Le grandi profezie della storia è dunque un libro non solo allarmistico, ma anche pericoloso, una sorta di lavaggio del cervello “neocon”, che dipinge Saddam Hussein e Gheddafi come il diavolo, e suggerisce la stessa identificazione per Ahmadinejad, diventando una sorta di legittimazione escatologica delle guerre in Medio Oriente. I lettori italiani possono forse rimanere insensibili a queste suggestioni, ma il lettore americano – e lo spettatore di History Channel - rischia di crederci seriamente. L’ideologia del manifest destiny che regge la retorica presidenziale americana ritorna tutta in questo volume, in cui spetterà all’America decidere il destino del mondo. E non c’è da stupirsi allora se tanti americani fanno scorte di cibo in scatola e costruiscono bunker, convinti della prossima Apocalisse. In cuor loro, i preppers, gli “apocalittici”, sono convinti che lì, alla Casa Bianca, sanno tutto sull’argomento, e solo loro – i leader – sopravviveranno nel mondo che verrà. Le guerre successive all’11 settembre non sono che l’inizio.
Le grandi profezie della storia dimostra dunque quali sono i principali fautori di questa sindrome del day-after che aumenta all’avvicinarsi del 21 dicembre 2012: case cinematografiche, produttori televisivi, scrittori e case editrici alimentano l’ossessione apocalittica al solo fine di aumentare le vendite e i guadagni, mentre la gente comune, che discute fino all’esaurimento di complotti dei politici e di insabbiamenti degli scienziati, non vede che il vero complotto è quello di chi vuol far credere loro che esista una “profezia” Maya sulla fine del mondo al solo fine di guadagnare milioni di dollari.
Continua a leggere..
Scritto da Roberto Paura il 16/06/12 , Pubblicato in In primo piano , 3 Commenti »
Gli ultimi disastrosi avvenimenti in Italia hanno rinfocolato nell’uomo della strada l’avversione per la scienza. Le continue scosse di terremoto in Emilia Romagna, avvertite in tutto il Nord Italia, hanno mietuto vittime, provocato danni ingentissimi, seminato paura a ondate. Come mai la scienza non è in grado di prevedere queste scosse?, è la domanda ricorrente. Magari la scienza è capace di predire che tra qualche miliardo di anni la Via Lattea e Andromeda si scontreranno, ma non sa dirci nulla su quando e dove ci sarà la prossima forte scossa sismica. Questo innegabile dato di fatto lascia l’amaro in bocca, nel migliore dei casi; la disillusione e il sospetto, nel peggiore.
Se la scienza non è capace di predire i terremoti, infatti, non resta che affidarsi alla pseudoscienza. E in casi come questi, di aspiranti profeti ne escono fuori a bizzeffe. Se dopo il terremoto dell’Aquila era emersa prorompente la figura di Giampaolo Giuliani, oggi si applaude ad Alessandro Martelli, secondo il quale un sistema sperimentale impiegato da alcuni istituti italiani era stato in grado di predire il sisma. Una dichiarazione seccamente smentita dagli istituti tirati in ballo, e dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Vale la pena notare che né Giuliani né Martelli sono geologi, e che nessuno dei due lavora all’INGV. Il primo è un tecnico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il secondo un ingegnere dell’ENEA, l’ex ente per l’energia atomica oggi riciclatosi in ente di ricerca sulle energie alternative e le nuove tecnologie. Questo ammanta le loro dichiarazioni di scientificità, ma c’è scienza e scienza. Non è giusto bollare le dichiarazioni di Giuliani e Martelli come deliri di mitomani, ma nemmeno prenderle per oro colato. Scavando solo un poco sotto la superficie, appare chiaro che le loro affermazioni sono semplicemente delle esagerazioni: le tecniche di cui si fanno portavoce sono interessanti, ma non così precise come vorrebbero. Per esempio, comportano centinaia di falsi allarmi. E una teoria scientifica valida non può permettersi di essere accettata se su 100 predizioni ne azzecca meno di 10, tanto per dare un’idea dell’ordine delle cifre in gioco.
Ma non è solo una questione di metodo scientifico. Se a ogni allarme di questi sistemi “alternativi” si volessero evacuare decine di migliaia di persone, dopo appena un paio di volte la gente si stuferebbe, smetterebbe di rispondere alle sollecitazioni della Protezione civile e additerebbe i “guru” come gufi e cassandre. Per questo, al momento non abbiamo una soluzione scientificamente valida per prevedere i terremoti. Chi sostiene di poterlo fare dice il falso, è un imbroglione. E qui si passa dalla scienza alternativa alla vera e propria pseudoscienza.
Sull’Osservatorio Apocalittico ci occupiamo spesso di terremoti, perché da sempre sono considerati dalla superstizione popolare come i precursori di avvenimenti apocalittici. Per fortuna, anche nei casi peggiori, queste profezie apocalittiche non si sono mai avverate. Se la scienza fallisce con i terremoti, non fallisce quando entra in gioco la fine del mondo. I profeti di sventura l’hanno predetta migliaia di volte da che mondo è mondo, ma non ci hanno mai azzeccato. Gli scienziati una predizione l’hanno fatta, ma sulla scorta di conoscenze scientifiche consolidate sulla fisica e l’astrofisica: e hanno previsto che tra 4 miliardi di anni il Sole si espanderà fino a inghiottire Mercurio e Venere, e forse la Terra. Se il nostro pianeta si salverà, sarà solo per trasformarsi in un deserto invivibile. Quella sarà davvero la fine del mondo.
Per l’umanità, forse, anzi probabilmente, la fine arriverà anche prima, magari molto prima. Ma è più giusto fidarsi di gente che predice un’apocalisse al giorno, o di chi ne ha prevista una sola, nel remoto futuro, per cause esclusivamente scientifiche, e non per il capriccio di qualche divinità? Lo stesso metro di giudizio dovremmo utilizzarlo allora anche quando siamo tentati di dar credito a chi ci giura di saper predire il prossimo terremoto.
Continua a leggere..
Scritto da Roberto Paura il 22/04/12 , Pubblicato in In primo piano , 0 Commenti »
Il termine “fine del mondo” è abbastanza chiaro da lasciare poco spazio alle interpretazioni. Vuol dire che o 1) la Terra si distrugge, con tutte le forme di vita che ospita; o 2) l’umanità scompare repentinamente dal mondo. In tutti i casi, non c’è un dopo, altrimenti non sarebbe la fine del mondo. Nelle mitologie, questo è l’evento finale, speculare alla creazione del mondo: la creazione è l’inizio, l’apocalisse è la fine. Il termine inglese doomsday si rifà alla tradizione cristiana, è il “giorno del giudizio”: non ha l’accezione negativa di una fine violenta, ma la sottintende. Nel giorno del giudizio, secondo l’Apocalisse di Giovanni, verremo tutti chiamati a dar conto delle nostre azioni al cospetto di Dio, e a quel punto l’universo sarà distrutto e sostituito dal regno di Dio. Anche in questo caso, seppure ci sia la speranza di una vita successiva – come vuole la tradizione cristiana – è chiaro che questa vita non sarà vissuta sulla Terra, ma altrove, nel regno di Dio appunto.
Negli ultimi anni, invece, è emersa prepotentemente l’ambizione di scegliere la fine del mondo che fa al caso nostro. In tutti questi casi, c’è sempre un dopo e chi ha la lungimiranza di prepararsi erediterà il mondo di domani. Per questo c’è chi si costruisce bunker, chi compra una casetta in collina, chi va in pellegrinaggio in presunte mete inviolabili (come Buragarach), chi ammassa cibo e medicinali e si prepara a resistere al peggio. Ma se il 21 dicembre 2012 ci fosse davvero una fine del mondo, tutte queste soluzioni sarebbero inutili. Per definizione, non c’è un mondo dopo la fine del mondo. Se ci fosse, allora quella a cui si andrebbe incontro sarebbe semplicemente una grave catastrofe, non l’apocalisse, l’armageddon, il ragnarock e via discorrendo. E’ questa la fine del mondo che vogliono i preppers, i survivalisti, coloro che si preparano al peggio. Non è un caso se il fenomeno è così attivo negli Stati Uniti: il self-made man americano, per il quale il mondo gira tutto intorno a lui, non può accettare che gli sfugga il controllo di quel destino manifesto a cui ogni bravo americano crede in fondo al cuore. Dev’essere lui, e solo lui, a dire la parola “fine”, non i Maya o Dio o chi per loro. E per questi preppers, non è ancora arrivato il momento di dire la parola fine: sarà, sì, la fine del mondo come lo conosciamo, ma dopo ci sarà un mondo nuovo da ricostruire, e allora ecco che il self-made man avrà il compito di riforgiare la Terra, come fecero i suoi antenati bianchi quando giunsero in America.
Questa è la fine del mondo che ci piace: noi ci salviamo, con tutta la nostra famiglia; il resto va a fondo, o va a fuoco, o che dir si voglia: seccatori, creditori, rivali, parenti insopportabili e politici di tutti i colori. Cosa c’è di meglio? E’ semplicemente la versione moderna e materialistica del sogno di ogni religione: i fedeli, i puri di cuore, si salvano, vengono “rapiti” da Dio e con loro vivranno in eterno; gli altri, bè, peggio per loro: di occasioni, dopo tutto, ne hanno avute fin troppe. Quale senso di superiorità ci garantisce questa convinzione! Non c’è da meravigliarsi se i Testimoni di Geova, per dirne una, resistono da tanto tempo a tutte le evidenti smentite delle loro date apocalittiche: non è meglio pur sempre credere che alla fine il giorno del giudizio verrà, e che tutti noi, miscredenti, verremo gettati tra le fiamme dell’inferno, mentre i fedeli ascenderanno in cielo tra canti di angeli e martiri? Insomma, in tutti i casi chi crede nella fine del mondo si è ritagliato una propria apocalisse “su misura”, perché dopotutto quale persona sana di mente vorrebbe davvero la fine del mondo, quella definitiva, senza scampo per nessuno? Nessuno, appunto. Meglio credere in un’apocalisse che sia “unica igiene del mondo”, che faccia pulizia di tutte le brutture, le storture del mondo di oggi, e conceda a quei pochi eletti un mondo nuovo da ripopolare… anche se, ricordando il Diluvio universale e quello che ne è seguito, sarebbe saggio dubitare che Dio, potendo scegliere, ci conceda davvero una terza opportunità.
Continua a leggere..
Scritto da Roberto Paura il 17/03/12 , Pubblicato in In primo piano , 3 Commenti »
In un articolo di qualche anno fa pubblicato sulla rivista Quaderni d’Altri Tempi e ripubblicato qui sull’Osservatorio Apocalittico, dal titolo “La sindrome del day-after”, parlavo delle paure di massa, e nello specifico di quelle paure legate all’immaginario apocalittico. Per uno scherzo del destino, visto il mio cognome, ho continuato ad approfondire il tema e sull’Osservatorio Apocalittico godo certo di una posizione d’osservazione privilegiata. Qualche giorno fa ho letto con attenzione un articolo sulla paura di massa della società moderna pubblicato da Maria Laura Lanzillo, docente di filosofia politica, su Nuova informazione bibliografica. Mi sembra che le riflessioni fatte in quella sede, anche se applicate a un discorso diverso, siano del tutto condivisibili. La paura di massa scatenata negli ultimi anni dal terrorismo, per esempio, ha alimentato a sua volta la nostra sensazione di vulnerabilità, alimentando l’ossessione securitaria dei catastrofisti, che si sentono continuamente minacciati da catastrofi di ogni tipo. Essenzialmente, però, mi sembra che due siano i fattori alla base della “Grande Paura” di quest’età post-moderna che temeva il 2000 e teme il 2012.
Il primo fattore è quello ben noto della “società del rischio”, corollario inevitabile di una società che si affida agli esperti per il suo funzionamento. Il divario sempre più ampio tra chi sa e chi non sa, in un determinato ambito, ci costringe ogni giorno, nel corso della nostra esistenza quotidiana, a compiere un “atto di fede”, a mettere le nostre vite nelle mani di esperti. Lo facciamo quando saliamo su un aereo, ma anche su un banale vagone della metropolitana: non siamo noi a condurre il veicolo, non sappiamo chi ci sia alla guida e fondamentalmente cerchiamo di non pensare al fatto che una piccola distrazione di quel misterioso conducente possa risultarci fatale. Ma anche quando accendiamo il computer e ci connettiamo a Internet, dipendiamo da tecnologie lontane da noi: non controlliamo la linea telefonica che ci dà il segnale, né il server remoto sul quale gira il sito Internet che stiamo visitando. Da un momento all’altro potremmo essere tagliati fuori dal mondo, e questo ci preoccupa: siamo infatti profondamente legati alla tecnologia digitale e pensare di stare solo pochi giorni senza Internet ci provoca angoscia. Ecco allora che sentire di una tempesta solare che potrebbe provocare un black-out basta a gettarci nel terrore: i media lo sanno, e cavalcano questa paura per attirare i lettori, anche se le tempeste solari non hanno mai provocato black-out significativi.
Ci spaventa, insomma, ciò che non conosciamo e non comprendiamo. Questo dovrebbe spingerci a studiare di più. E’ noto che molte persone terrorizzate dagli aerei superano le loro paure dopo aver frequentato un corso che permette loro di scoprire la dinamica del volo e i sistemi che rendono l’esperienza ragionevolmente sicura. Allo stesso tempo, studiare la scienza permetterebbe a molte persone di superare paure dettate dall’ignoranza, come quelle per le tempeste solari, gli allineamenti planetari o le inversioni del campo magnetico.
Il secondo fattore è invece quello della “teoria del complotto”. Nella società del rischio, come abbiamo visto, è necessario avere fiducia nel prossimo, al quale ci si af-fida. “Avere fiducia vuol dire aprirsi all’altro e al mondo, esporsi e dunque assumere il rischio anche del tradimento”, scrive Lanzillo nel suo lavoro sulla paura. Ebbene, la paura del tradimento è ciò che alimenta il complottismo, le cui origini moderne risalgono perlomeno alla Rivoluzione francese e al timore di quel “complotto aristocratico” che avrebbe dovuto soffocare in un bagno di sangue la Francia rivoluzionaria. La paura dei complotti alimenta oggi lo scetticismo di coloro che sostengono che nulla sia come sembra, che non ci si debba mai fidare delle istituzioni, le quali tramano per i loro fini occulti, tutti tesi a distruggere la libertà individuale. E’ inutile dare ascolto ai toni rassicuranti della NASA sull’inesistenza di Nibiru, insomma: la NASA, in quanto istituzione, non direbbe mai la verità, essendo suo compito quello di nasconderla. La teoria del complotto presuppone che esista una realtà oscura, all’ombra di quella apparente che esperiamo quotidianamente, un livello superiore – o inferiore – che ci è precluso. E poiché, come abbiamo visto, ciò che fa paura è soprattutto ciò che non si conosce, la teoria del complotto si salda con la società del rischio nel favorire l’emergere di una “Grande Paura” che trova nella sindrome del day-after una sua naturale espressione.
Naturalmente sarebbe ingenuo ipotizzare che la politica ci dica sempre la verità. Ma oggi sappiamo che le bugie hanno le gambe corte e che prima o poi escono tutte allo scoperto. In questi giorni tra le mie letture c’è La civiltà dell’empatia di Jeremy Rifkin, uno dei pochi “futurologi” che esprime una visione ottimistica del futuro, lontana dalle sirene catastrofiste di molti suoi colleghi. Empatia vuol dire capacità di comprendere e simpatizzare con il prossimo, fidandosi dell’altro. Se questa fiducia non esiste, se non siamo empatici verso il nostro prossimo, rischiamo di isolarci, chiuderci in noi stessi, bombardati da notizie capziose che filtriamo attraverso la nostra paura individualista ed egocentrica. Saremo destinati a diventare misantropi e condannati all’infelicità. Non è questo il modo migliore di vivere: perciò, perché aver paura della fine del mondo?
Continua a leggere..
Scritto da Roberto Paura il 19/02/12 , Pubblicato in In primo piano , 1 Commento »
La divertente serie di cartoni animati Pinky and The Brain, in Italia “Mignolo e Prof.”, concludeva ogni episodio con un famoso scambio di battute. “Dobbiamo prepararci per domani sera, Mignolo” ricordava il Prof. “Perché Prof., cosa facciamo domani sera?” “Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo: tentare di conquistare il mondo!”.
Lo sketch mi è venuto spontaneo terminando di leggere Apocalisse 2012 di Lawrence E. Joseph, il libro che ha ispirato Roland Emmerich per il suo film blockbuster 2012. Una lettura scorrevole, terribilmente americana, spaventosamente ricca di sciocchezze – storiche e scientifiche – e che sta per superare la data di scadenza. Vero bestseller catastrofista, Apocalisse 2012 è stato pubblicato nel 2006 e all’epoca mancavano sei anni all’avverarsi delle terribili ipotesi proposte da Lawrence, tutte comunque concordi nel proporre per il 2012 una catastrofe di livello apocalittico. Il libro oggi comincia ad apparire un po’ datato, nonostante all’appuntamento finale manchino ancora circa dieci mesi. Joseph infatti riportava le predizioni di avvenimenti anticipatori che sarebbero dovuti avvenire almeno a partire dal 2008, e che avrebbero preparato il terreno alla fine del mondo. Ma oggi il mondo sembra tutto sommato abbastanza tranquillo. Certo, abbiamo avuto anche brutti scossoni, come il terremoto in Giappone. Ma si tratta, paradossamente, di poca cosa rispetto alla catastrofe dello tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano, che invece era avvenuto prima della pubblicazione di quel libro, e che per Joseph doveva essere l’inizio di un crescendo di sommovimenti catastrofici. Lo Yellowstone è ancora al suo posto, le tempeste solari ci sono sempre, certo, ma finora non ci hanno creato problemi, e per quanto la situazione internazionale sia come sempre un po’ tesa, pure non sembra siamo alla vigilia dell’Armageddon.
Chiudendo il libro, mi sono allora chiesto cosa farà Lawrence E. Joseph nel 2013. E insieme a lui, tutti i profeti di sventura che si sono affollati in questi anni a dire la loro sul 2012, scrivendo libri, realizzando documentari, tenendo corsi di sopravvivenza, conferenze, siti Internet e altro ancora. La risposta è molto semplice. Faranno esattamente quello che hanno fatto in precedenza: tentare di predire la fine del mondo. “Prendete sul serio il 2012, ma non cedete al panico”, scriveva in conclusione Joseph nel suo libro. “Predisponete piani di emergenza, ma non fate nulla di avventato. Abbiamo un bel pò di lavoro da fare prima di allora, un’intensa preparazione sia sociale sia personale. Se riusciremo a trovare nei nostri cuori la capacità di aprirci a tutto ciò, troveremo anche un modo per affrontare la minaccia”. Il messaggio non suona molto convincente. E’ un po’ come dire: “Credete in quello che vi dico, altrimenti avreste buttato inutilmente i soldi del libro, ma poi non vi preoccupate più di tanto, perché non voglio essere responsabile se fate una sciocchezza perché credete che il mondo stia per finire, e poi non succede niente”.
E’ più o meno lo stesso messaggio di tantissimi altri guru catastrofisti, molti dei quali circolano su Internet. Ho letto tantissime loro storie e tutti sembrano, all’apparenza, assolutamente convinti che il mondo stia per finire. Ma sarebbe interessante scoprire la loro vita dall’altra parte dello schermo. Queste persone hanno forse abbandonato il loro lavoro, e si sono rifiugiate in un bunker? Al di là di mettere da parte un po’ di cibo in scatola e bottiglie d’acqua, e magari qualche torcia elettrica, si stanno davvero preparando al peggio? Se fossero davvero convinte di quello che dicono, queste persone non dovrebbero vivere gli ultimi scampoli prima della fine come se nulla fosse, al solo scopo di saltar su ed esclamare “ve l’avevo detto!” se poi l’apocalisse si scatena realmente. Invece, non mi risulta, per esempio, che Lawrence E. Joseph abbia preso radicali provvedimenti per scampare alla catastrofe del 2012. A parte un’intensa promozione del suo libro, nel suo sito ufficiale si legge che “vive a Los Angeles, in California, con i suoi due bambini”, e che “i suoi hobby includono il nuoto e la corsa sulla sabbia”. Non mi sembra, insomma, il tipo di persona barricata in casa in attesa della catastrofe.
Nel 2013, allora, tutti questi catastrofisti si sveglieranno e inizieranno a lavorare alla prossima data utile. C’è l’asteroide Apophis, per esempio, che potrebbe rientrare con un po’ di fantasia in qualche centuria di Nostradamus; c’è Nibiru, che secondo Zecharia Sitchin apparirà nel corso di questo secolo, ma non necessariamente nel 2012; c’è Isaac Newton, che ha previsto la fine del mondo per il 2060. Insomma, avremo di che parlare. Perciò anche noi dell’Osservatorio Apocalittico, l’anno prossimo, faremo quello che facciamo sempre: salvare il mondo da coloro che vogliono a tutti i costi la sua fine.
Continua a leggere..