Perché per il 5 giugno i Maya non avevano previsto niente

L’eccezionale evento astronomico del transito di Venere – che capita più o meno una volta al secolo – doveva proprio capitare nel 2012? Se lo saranno chiesti in molti tra coloro che associano l’astronomia agli eventi terrestri (in questo caso sarebbe più opportuno parlare di astrologia…), tenendo conto del fatto che il 21 dicembre 2012 finirebbe il calendario Maya definito “Lungo Computo”, o comunque uno dei cicli di circa cinquemila anni che regolano quel calendario. Tra il 5 e il 6 giugno sarà possibile osservare con un telescopio dotato di filtro solare il passaggio del piccolo disco nero di Venere davanti al grosso disco del Sole. Un allineamento spettacolare, ovviamente privo di conseguenze. Ma i Maya avrebbero potuto prevederlo, fissando a questa data la fine del loro calendario e, secondo i catastrofisti, la fine del mondo? Ne è convinta l’archeologa Maria Longhena, che ha riferito le sue opinioni qualche mese fa nel corso di una presentazione; opinioni subito rilanciate su tutti i media nazionali. Maria Longhena, nota studiosa di civiltà precolombiane, i cui libri sono stati pubblicati, tra gli altri, da Einaudi, è un’archeologa freelance, collaboratrice per alcuni musei e atenei italiani. Ha svolto numerose ricerche sul campo e al momento si occupa di mummie peruviane. La sua tesi sul legame tra il transito di Venere e la fine del calendario Maya non derivano da ricerche personali, ma dal rilancio di una tesi proposta da un astronomo messicano, Jesus Galindo Trejo, secondo il quale i Maya sarebbero stati in grado di prevedere nel tempo i diversi transiti di Venere. Perché associare quest’ultimo transito del 2012 alla fine del loro calendario, se l’evento avviene più o meno ogni cento anni? Questo non lo spiegano né Longhena né Galindo Trejo.

“Trejo ha ipotizzato che, siccome i Maya veneravano il pianeta Venere, considerata una divinità nefasta portatrice di sventura, avrebbero associato il transito di Venere alla fine del loro Lungo Computo”, spiega Longhena. Esperto di archeoastronomia e soprattutto del ruolo dell’astronomia nella cultura Maya, Galindo Trejo non supporta tuttavia la sua tesi con evidenze archeologiche, ma solo sulla base di opinioni personali. In nessun caso, comunque, sostiene che la fine del Lungo Computo sancisca anche la fine del mondo nella cultura dei Maya, anche se probabilmente all’evento era associato un significato nefasto. Voler applicare questa superstizione mitologica ai nostri tempi, poi, è del tutto fuori luogo. Senz’altro la forte esposizione mediatica di Maria Longhena è un tentativo di incentivare le vendite delle sue pubblicazioni sui Maya cavalcando l’onda della paura del 2012. Inutile ribadire che i transiti di Venere sono avvenuti continuamente in passato, senza mai provocare effetti di qualsivoglia natura. Si tratta di un banale fenomeno astronomico privo di effetti fisici, prodotto di un “effetto ottico” derivante dal simultaneo allineamento di Sole, Terra e Venere. E, come ogni allineamento che si rispetti, provocherà molta eccitazione tra gli astrofili, tanta paura tra i catastrofisti e le persone meno istruite, ma passerà senza effetti.


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