Scritto da Redazione il 12/02/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 0 Commenti »
Non c’è pace per il Giappone, paese da sempre ad altissimo rischio sismico, colpito gravemente dal mega-sisma dell’11 marzo 2011 (9° Richter). L’Earthquake Research Institute dell’Università di Tokyo, centro all’avanguardia nella previsione dei terremoti, rende noto che, in base ai movimenti della faglia ricostruiti dai sismologi, c’è una possibilità del 70% che entro il 2016 l’area di Tokyo – la più densamente popolata del paese – venga colpita da un terremoto superiore al 7° Richter.
Per la verità un sisma di questa portata, distruttivo in paesi come l’Italia, non dovrebbe essere catastrofico per il Giappone, le cui avanzatissime strutture antisismiche hanno resitito clamorosamente al mega-terremoto di marzo, il cui numero di vittime provocate sarebbe stato di gran lunga più contenuto se le coste meridionali non fossero state colpite dal violento tsunami conseguente. La possibilità che un violento sisma si abbatta sulla regione di Tokyo sale al 98% su una scala di previsione di 30 anni. In seguito al terremoto dell’11 marzo, le scosse di medio-alta intensità sono aumentate in misura allarmante: da marzo alla fine dello scorso anno sono stati registrati ben 577 terremoti di magnituo intorno al 5° Richter, una cifra quattro volte superiore alla media registrata nel decennio 1996-2005.
“L’equilibrio delle faglie è cambiato dall’11 marzo”, spiega Shinichi Sakai, ricercatore dell’Earthquake Research Institute. “E’ simile a ciò che avviene quando una persona in una fila di persone che si tengono per mano cade, quelli intorno a lui hanno molte probabilità di cadere a loro volta”. Così, è molto probabile che la regione di Kanto – dove si trova Tokyo – possa presto essere colpita da un terremoto di intensità simile a quello dell’11 marzo. L’ultimo forte sisma che colpì l’area della capitale giapponese, di magnitudo 7,9, avvenne il 1° settembre 1923. All’epoca i morti furono 105.000. Oggi le autorità, pur riconoscendo il rischio causato dall’elevata densità demografica della regione, assicurano che le imponenti misure di sicurezza, gli avanzati sistemi antisismici e i collaudati programmi d’emergenza ridurrebbero significativamente il numero di potenziali vittime, stimato intorno alle 11.000 persone, con danni ingenti per oltre ottocentomila edifici. Un rischio comunque troppo alto per non prendere fin da subito nuove precauzioni.
(fonte: Wall Street Journal - Lettera43)
Continua a leggere..
Scritto da Redazione il 22/09/11 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 1 Commento »
C’è chi è davvero convinto che i terremoti siano in aumento e che quest’aumento sia la spia di un cambiamento globale di vasta portata, come l’imminente inversione dei poli, l’allineamento dei pianeti o l’avvicinarsi del misterioso “Nibiru”. Seppure il 2011 risulti senz’altro un anno infausto, il concentramento delle scosse lungo dorsali ben note ai sismologi dovrebbe rassicurare sul fatto che, dopo tutto, non c’è niente di anormale.
Lo spiega, intervistato dalla redazione del quotidiano online “2duerighe.com”, Emanuele Tondi, docente di Geologia strutturale presso l’Università di Camerino. Rispondendo alle domande sulle paure di una possibile fine del mondo anticipata da un risveglio sismico del pianeta, Tondi spiega che le tante piccole scosse in Italia rientrano nella routine di un’area a forte rischio, così come altre regioni del pianeta squassate periodicamente da forti terremoti: “Sia il Cile che il Giappone si trovano lungo i margini della più grande placca del nostro pianeta, quella pacifica. Lungo questi margini, da sempre, si verificano moltissimi terremoti che, per la particolare situazione geologica, raggiungono anche le magnitudo massime possibili”.
La scienza riesce a ricostruire la dinamica delle faglie tettoniche, segnalando le aree a maggiore rischio, tra cui la California, dove da sempre si aspetta il famigerato Big One, ma non può prevedere quando arriverà il terremoto. Tondi avverte: “Quello che mi sento di consigliare a chi vive in zone sismiche è di non aspettare la previsione un qualche ‘santone’, ma di rivolgersi al proprio tecnico di fiducia (ingegnere, architetto, geologo) per assicurarsi che l’edificio in cui abitano sia stato costruito a norma o, eventualmente, procedere ad una verifica sismica sulla base delle nuove Norme Tecniche”. Il riferimento è a Giampaolo Giuliani, che attraverso i propri sistemi continua a predire su Facebook presunte scosse nella regione dell’Aquilano.
Il geologo smentisce inoltre che i test nucleari francesi condotti in profondità possano aver avuto effetti tali da scatenare “artificialmente” i terremoti, ignorando le domande riguardo il collegamento tra i terremoti e la storia della fine del mondo nel 2012 prevista dai Maya. Tutto nella norma, quindi. Qualora dovesse esserci una scossa disastrosa in Africa sub-sahariana o in Brasile, regioni notoriamente quasi morte dal punto di vista sismico, ci si potrebbe preoccupare. Ma non è il nostro caso.
(fonte: 2duerighe.com)
Continua a leggere..
Scritto da Redazione il 28/06/11 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 1 Commento »
L’interferenza dell’uomo nelle regolari inondazioni del fiume Colorado verso il lago Salton potrebbe aver interrotto un’altrettanto regolare catena di terremoti nella regione, favorendo l’aumento della pressione sulla Faglia di Sant’Andrea fino a produrre un mega-terremoto che potrebbe distruggere l’intera California meridionale. Sono le conclusioni di uno studio appena pubblicato sul periodico scientifico “Nature Geoscience”, che prevede la possibilità di un sisma di almeno 7,5 gradi di magnitudo nel caso di un risveglio della faglia, con conseguenti onde anomale che colpirebbero la baia di Los Angeles. Da circa un secolo, le inondazioni nel Salton a opera del fiume Colorado si sono interrotte con la costruzione di argini per incanalare il Colorado verso il Golfo di California. Alcune crepe della faglia sotto state individuate proprio sotto il lago Salton e nei millenni avrebbero prodotto sismi di magnitudine intorno al 7° ogni 180 anni. Questo fenomeno si è interrotto agli inizi del XX secolo, proprio quando il Colorado è stato deviato. Apparentemente un risultato positivo, ma in realtà l’impossibilità di sfogare periodicamente avrebbe trasformato la parte meridionale della faglia in una specie di pentola a pressione, che potrebbe scoppiare con un terremoto superiore ai 7.5 Richter. Non solo: facendo i giusti conti, gli scienziati ritengono che il sisma tanto atteso sia in ritardo di quasi cento anni, perciò potrebbe verificarsi da un momento all’altro con conseguenze disastrose. Certo non è una tesi rassicurante. Ma è vero che molti sismologi si sono costruiti un’effimera fama sostenendo da molti decenni l’arrivo imminente del “Big One”, senza che questo per fortuna si sia ancora verificato. Certo questo non fa comunque dormire sogni tranquilli ai californiani.
(fonte: NBC Los Angeles)
Continua a leggere..