Scritto da Redazione il 30/09/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 3 Commenti »

Continua il giro di vite delle autorità americane sui cosiddetti “preppers”, convinti dell’imminente fine del mondo. Dopo i recenti arresti di persone accusate di accumulare armi e munizioni per prepararsi a uno scenario apocalittico, qualche giorno fa la polizia di Kissimmee, in Florida, ha arrestato un uomo accusato del furto di due roulotte. I vicini di casa avevano avvertito le autorità dei continui rumori di lavori provenienti dal cortile dell’uomo: qui, la polizia ha scoperto che le due roulotte erano state rovesciate e semi-sepolte. L’idea era di scavare successivamente nel terreno per costruire una galleria che congiungesse i due caravan, di modo da realizzare una sorta di bunker rudimentale. La polizia non ha dubbi: si tratterebbe di un tentativo di costruire un bunker a prova di fine del mondo. L’uomo aveva infatti ammassato anche scorte di cibo all’interno delle roulotte. L’accusato non ha voluto specificare la data prevista per l’apocalisse da lui attesa.
(fonte: ABC)
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Scritto da Redazione il 9/09/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 2 Commenti »
E’ vero, in America ogni motivo è buono per avere un’arma. Lo riconosce la Costituzione, per cui inutile lamentarsi se poi persone non sane di mente compiono terribili stragi. Ora anche la paura della fine del mondo e della data “apocalittica” del 21 dicembre 2012 è diventata un’ottima scusa per accumulare armi. E’ quello che fanno i preppers, coloro che si preparano alla catastrofe prossima ventura, ma ora qualcosa potrebbe cambiare. La polizia locale di Warwick, Rhode Island, ha arrestato qualche giorno fa Peter Laporte, un pregiudicato di 47 anni, già con quattro pene scontate a suo carico, con l’accusa di star accumulando armi da fuoco. Per la precisione, attraverso l’intermediazione della moglie, Laporte aveva acquistato dieci tra pistole e fucili in un negozio di Richmond. Pagato il conto di alcune migliaia di dollari, la donna aveva rivelato al negoziante di star ammassando armi, munizioni e scorte di cibo in un bunker in costruzione nel Maine, in vista dell’apocalisse. La testimonianza del commesso ha permesso di arrestare Peter Laporte quando quest’ultimo si è recato al negozio per acquistare le munizioni delle armi. A quanto pare, dunque, la scusa non è buona: per quanta libertà in materia possa vigere negli USA, fare incetta di armi e metter su un arsenale per fronteggiare un ipotetico scenario apocalittico non è consentito.
(fonte: Boston.com)
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Scritto da Redazione il 27/08/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 0 Commenti »
Avete scoperto che a Bugarach, sui Pirenei, è già tutto pieno, che i costi per un posto sulle moderne arche di Noè sono già tutti esauriti, e che l’isola di Robinson Crusoe è troppo difficile da raggiungere per mettervi in salvo dall’apocalisse Maya? Avete ancora una possibilità: per appena 5000 dollari più biglietto (di sola andata!) per l’Australia, potreste ottenere una buona chance per sopravvivere al 21 dicembre 2012. Questo è il prezzo per un posto in un bunker nel New South Wales, stato nell’est dell’Australia, dove un gruppo apocalittico ha pensato bene di farsi un po’ di soldi sulla paura della fine del mondo. Il leader del gruppo, Simon Young, riparatore di refrigeratori, si giustifica ricordando che il prezzo serve a coprire i costi di costruzione del bunker sulle montagne, a 1200 metri di quota, abbastanza in alto da resistere al più potente degli tsunami. Il bunker è ancora in corso di realizzazione, ma sarà pronto per dicembre, quando secondo il gruppo inizieranno a scatenarsi terremoti e altri fenomeni che preluderanno all’inversione dei poli magnetici, frutto del passaggio ravvicinato di un altro pianeta del sistema solare (il fantomatico Nibiru). Tra le prove a sostegno di queste teorie, il sito del gruppo apocalittico cita passi di testi dell’antico Egitto, della Bibbia e persino la scoperta di un mammut congelato.
(fonte: Herald Sun)
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Scritto da Redazione il 22/07/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 0 Commenti »
Nei mesi scorsi, in due diversi casi, le autorità del comune di Menifee, città di oltre 70.000 abitanti nel sud della California, si sono viste chiedere un’autorizzazione per la costruzione di bunker privati. Codice urbanistico alla mano, non hanno trovato nulla in proposito. Così, il consiglio comunale ha dovuto riunirsi per esaminare la questione. A una prima moratoria sulla costruzione di nuovi bunker, che sarebbe scaduta il 22 luglio, ha fatto quindi seguito un paio di giorni fa una estensione che impedirà ai fanatici dell’apocalisse di costruire rifugi sotterranei per sfuggire alla fine del mondo che, secondo loro, giungerà implacabile il 21 dicembre 2012.
In un paese come gli Stati Uniti d’America in cui la libertà è un principio fondativo, la questione ha subito scatenato un acceso dibattito. Secondo un consigliere comunale, “se qualcuno vuole costruire un bunker per dinfedersi da un’invasione dei marziani, non penso sia saggio, ma ne ha il diritto”. E le aziende costruttrici di bunker, che in questi ultimissimi anni stanno facendo affari d’oro in America, insorgono: se ogni loro cliente dovesse passare per una lunga trafila burocratica per ottenere i permessi di costruzione, sarebbe la fine. A Menifee, le autorità vogliono solo evitare che la costruzione avvenga in aree che potrebbero creare problemi di ordine pubblico. Inoltre, i clienti non vogliono affatto rendere nota l’ubicazione dei loro bunker. Ciò permetterebbe ai sopravvissuti all’apocalisse rimasti in superficie di trovare e assediare i bunker per ottenere viveri e medicinali.
(fonte: Press Enteprise)
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Scritto da Redazione il 29/04/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 1 Commento »
Peter Keller viveva in un paesino a est di Seattle, North Bend, e nel bosco poco lontano da casa sua aveva iniziato a costruire un bunker per prepararsi al peggio, alla fine del mondo o chissà cos’altro. Otto anni per portarlo a termine, poi il gesto della follia: uccide la moglie, 41 anni, e la figlia, appena diciottenne, e dà fuoco alla casa. Si rifiugia nel bunker, dove aveva ammassato cibo, vestiti, armi. I vicini mettono gli inquirenti sulle tracce del sito, ben nascosto dalla boscaglia, indicato anche da alcune foto ritrovate nella cassaforte tra le macerie dell’abitazione data alle fiamme. Peter Keller è lì, in quella che riteneva sarebbe stata la sua futura casa quando le cose avrebbero presto preso una brutta piega. A nulla sono valse le trattative intavolate dagli agenti e i successivi lanci di lacrimogeni per stanarlo. Il bunker di Keller era naturalmente a prova di infiltrazioni di qualunque tipo. Se vuoi sopravvivere al 2012, del resto, devi preoccuparti di più degli innocui gas lacrimogeni. Alla fine, Keller si è sparato: il cadavere è stato recuperato dalla polizia entrata subito dopo il suicidio all’interno del bunker, dove sono state trovate molte altre armi. Prima di uccidere la famiglia e rifugiarsi nel bunker, Keller aveva ritirato circa 6000 dollari dal suo conto in banca. Non sono state accertate le cause del suo gesto. Keller era uno dei tanti preppers, americani convinti che alla fine del 2012 avverrà un evento di portata catastrofica che provocherà la morte di buona parte dell’umanità.
(fonte: Corriere della Sera – ABC News)
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Scritto da Redazione il 3/03/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 0 Commenti »
La moda di trasformare i silos nucleari costruiti durante la Guerra fredda in bunker antiapocalisse non è nuova, ma in vista del 2012 ha subito una significativa accelerazione. Negli anni del conflitto Est-Ovest, i silos per conservare i missili balistici intercontinentali armati di testate nucleari si diffusero in tutti gli Stati Uniti. Ogive inviolabili, per poter sopravvivere a un eventuale first strike del nemico sovietico. Larry Hall è uno di quelli che hanno deciso di comprarsi un silos, nel Kansas, al modico prezzo di 300.000 dollari, spendendo quasi altrettanto per ripulirlo dalla polvere, fanghiglia e acqua stagnante e renderlo vivibile.
“Voglio dire: wow! Questa è una cosa che potrà proteggerci da qualsiasi cosa, a prescindere da che tipo di minaccia si tratti”, esclama entusiasta Larry. I missili e le testate, ovviamente, non ci sono più. Ma i rivestimenti d’acciaio sono ancora lì, fino a 70 metri sotto la superficie. In realtà, Larry è un affarista. Sta ristrutturando il silos per potervi ospitare un lussuoso condominio di diversi piani sotterranei, e intende rivendere il tutto a non meno di 2 milioni di dollari. Esattamente come stanno facendo due fratelli di New York a pochi chilometri dalla Grande Mela, come abbiamo già racccontato ai lettori dell’Osservatorio Apocalittico.
Ogni condominio avrà una vasca Jacuzzi e scorte alimentari per cinque anni, oltre a tutta una serie di sistemi di sicurezza: fucili a controllo remoto, detector a infrarossi e infrasuoni. Ma poche banche sono interessate a finanziare il progetto. Tra i pù entusiasti c’è Ed Peden, co-proprietario di 21st Century Castles, azienda specializzata nel recupero dei vecchi silos di prima generazione, secondo lui non meno di 120 in tutti gli USA completamente ristrutturabili. “C’è sempre un sacco di interesse, un sacco di email, un sacco di telefonate. Ma la vendita effettiva è molto difficile”. E sì, perché se in molti, in America, credono alla prossima fine del mondo, pochi hanno i soli per permettersi un bunker come questo. Peden ha comprato nel Kansas un silos missilistico per 40.000 dollari e ci ha vissuto con la moglie Dianna per vent’anni. “E’ una scelta di vita, non crediamo alla fine del mondo”, spiega Dianna. All’interno del loro bunker, profumi di incenso, simboli delle religioni di tutto il mondo e immagini un po’ lascive suggeriscono incontri molto new age. “Abbiamo trasformato un tempio di morte in un tempio di pace e amore”, spiegano i coniugi. Ma, nonostante le belle parole, ora Ed Peden cerca acquirenti. Come tutti, all’incenso e all’amore libero preferisci i soldi.
(fonte: WBUR)
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Scritto da Redazione il 3/03/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 1 Commento »
La troupe dell’emittente americana NBC ha potuto filmare gli straordinari interni della “Doomsday Vault”, la Volta dell’Apocalisse, una serie di tunnel sotterranei costruiti in Norvegia allo scopo di conservare i semi di tutte le specie vegetali esistenti per preservarle dalle estinzioni che, a opera dell’uomo, stanno compromettendo sempre più la biodiversità, e per metterli al sicuro da eventuali scenari da fine del mondo. Aperta nel febbraio 2008, la volta ospita più di 740.000 differenti esemplari di semi da tutto il mondo, inclusi 25.000 semi appena giunti provenienti da area a rischio come la Siria, le montagne del Tagikistan, l’Ecuador. Il suo nome è formalmente “Svaldbard Global Seed Vault”, ma in pochi la chiamano così. La Volta dell’Apocalisse non è l’unica, ma è di sicuro la più grande.
Realizzata nei fanchi del monte Plataberget, nei dintorni del villaggio di Longyearbyen, su un gruppo di isole a nord della terraferma norvegese, la volta è sorvegliata 24 ore su 24 per evitare intrusioni di orsi polari, che girano spesso da quelle parti, e potrebbero tentare di entrare nei tunnel, mettendo a rischio la sicurezza di chi ci lavora. Per questo, tutti quelli che vanno e vengono sono obbligati a portare con loro una pistola. Michelle Kosinsk, giornalista di NBC, ha potuto esplorare i tunnel ghiacciati dalla volta in compagnia di Cary Fowler, direttore esecutivo del Global Crop Diversity Trust. I tunnel sono situati a centinaia di metri di profondità sotto il permafrost e la temperatura interna è di -20 gradi centrigradi.
A contribuire di più alla straordinaria collezione sono gli Stati Uniti, che inviano ogni anno alla volta oltre 12.000 esemplari. “Quello che facciano permette all’agricoltura di restare produttiva. Per garantire la sicurezza alimentare, adattare l’agricoltura al cambiamento climato e alla carenza idrica, e a tutte ciò che potrebbe minacciare l’agricoltura in futuro”, spiega Fowler. Di spazio ce n’è in abbondanza, sufficiente a ospitare oltre 2 miliardi di esemplari. I semi conservati nella volta potranno sopravvive per almeno 20.000 anni, sempre pronti a essere “scongelati” per sostituire specie estinte o minacciate da fattori naturali o dall’antropizzazione.
Guardda il video della NBC
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Scritto da Redazione il 12/12/11 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 1 Commento »
Una grande rete di silos pronti a ospitare i newyorkesi spaventati dalla fine del mondo: è ciò che offrono Gregory Gibbons e Bruce Francisco, due cugini che nel 1991 hanno acquistato dal governo americano la proprietà di 185 acri a Sarnac, a nord della Grande Mela, dove negli anni ’50 erano stati costruiti dei silos missilistici. Una rete d’emergenza in caso di guerra nucleare, approntata negli anni più cupi del conflitto Est-Ovest. Si chiamavano Atlas-F e custodivano all’interno delle loro pance di metallo sotterrate delle temibilissime testate nucleari alloggiate su missili balistici intercontinentali: l’invio di un comando da un vicino centro di controllo avrebbe, in caso di guerra generale, fatto emergere i missili dai loro silos, lanciandoli verso gli obiettivi del nemico a migliaia di chilometri di distanza.
Ora che la fine del mondo paventata in quegli anni dall’ombra del fungo atomico sembra aver ceduto il passo a quella vaneggiata da fanta-studiosi dei Maya e di Nostradamus, i silos sono stati venduti – missili esclusi - e dopo molti anni e molti soldi spesi sono pronti a cambiare destinazione d’uso. L’intera area resa disponibile, per un totale di 12.000 metri quadrati, è in vendita a 1,76 milioni di dollari e offre l’intera gamma di condomini sotterranei a prova di apocalisse. Eventualmente, si può acquistare anche solo una proprietà. La più costosa è naturalmente quella che dà accesso al silo: la si può raggiungere con aereo privato grazie a una pista di atterraggio attigua e l’ingresso è all’aperto. I due livelli inferiori, invece, sono a prova di atomica e dotati di finestre che simulano la luce diurna. Il tutto pienamente equipaggiato, elettrodomestici inclusi, con atmosfere ricercate e design elegante, per chi non può fare a meno degli agi anche in un mondo post-apocalittico.
(fonte: Blitz Quotidiano)
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Scritto da Redazione il 11/09/11 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 0 Commenti »
Non c’è dubbio: il posto più in dove trascorrere le vacanze di Natale del 2012 sarà un bunker a prova di fine del mondo, e c’è davvero da scommettere che sarà anche la location del tradizionale cine-panettone dei Vanzina per il prossimo anno. Ma intanto c’è chi ha già deciso che, succeda quel che succeda, la parola d’ordine sarà “divertirsi”: a ogni costo. Così, la Pink Visual ha deciso di realizzare un bunker a luci rosse per i suoi viziatissimi clienti. Nessuno lo dice apertamente, ma del resto quale potrà mai essere l’attrattiva di un bunker realizzato da una major multimilionaria della pornografia? L’idea originaria, spiega il portavoce della Pink Visual, Quentin Boyer, era un sito sicuro per il personale della compagnia e i propri familiari, dove passare una vacanza davvero originale. Ma poi, ci si è detti, perché non trasformare il bunker anti-2012 nel set di un porno dal vivo? “Il nostro obiettivo non è altro che quello di sopravvivere all’apocalisse nel confort e nel lusso, a prescindere dal fatto che la catastrofe assuma la forma di una palla di fuoco lanciata verso la Terra da una divinità onnisciente, un diluvio torrenziale, un giorno del giudizio biblico, un mega tsunami prodotto da un terremoto, zombie cannibali radioattivi o una combinazione di quanto sopra”.
Certo, ma con la differenza che ai selezionatissimi clienti – alcuni dei quali estratti a sorte, ma la maggior parte ovviamente pronta a pagare salati biglietti d’ingresso – saranno offerti piaceri di tutti i tipi. Bar e spettacoli, senz’altro: ma anche spogliarelli su una piattaforma al centro del bunker, attorno alla quale si concentreranno le telecamere degli studios. L’idea è infatti quella di riprendere in una sorta di reality tutto quello che avverrà lì sotto, offrendo agli esclusi un intrattenimento molto osé: non manca infatti l’area VIP, con accesso ancora più esclusivo, e speciali “sale di fertilità”, dove chi ne usufruirà avrà l’arduo compito di portare avanti la proliferazione della specie umana in caso di apocalisse. Il tutto sarà pronto nel settembre 2012 in un luogo tenuto ancora segreto: a chi fosse interessato, la Pink Visual consiglia di seguire gli aggiornamenti sul loro profilo Twitter.
(fonte: CNBC)
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Scritto da Redazione il 3/09/11 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 22 Commenti »
Negli ultimi giorni sta facendo notizia anche sui media italiani la moda di acquistare bunker e rifugi per sfuggire a non meglio precisate catastrofi su scala mondiale previste per il dicembre 2012. La moda, scoppiata negli USA (ne parlavamo qui), arriva ora anche nel nostro paese: parola della Matex Security di Pontedera che ha dichiarato all’agenzia AdnKronos di aver visto “triplicare le richieste rispetto al 2009”. Ma chi sono i clienti di quest’azienda specializzata in prodotti per la sicurezza sottoposti a rigorosi vincoli di confidenzialità e riservatezza? “Commercianti, industriali e anche parlamentari”, assicura Leonardo Remorini, titolare della Matex Security, che rivela la costruzione in corso di diversi rifugi, di cui uno sull’Appennino, uno in Toscana, uno sulle colline di Asti “e uno per un industriale romano che ha venduto casa al mare per farsi il bunker in montagna” (magari per tutelarsi da uno tsunami). Naturalmente bocche cucite sulle precise ubicazioni. L’azienda Bunker2012 si è ugualmente gettata nell’affare: sul sito Internet offre diverse soluzioni, dalla realizzazione di panic-room in aree protette di casa o in cantine passando per bunker portatili, fino ai bunker statici in cemento armato, a prova di fughe radioattive e tempeste solari. Secondo Nello Di Savio, consulente di Bunker2012, i preventivi richiesti sono circa una decina alla settimana. E i prezzi variano dai 300 ai 700mila euro (appena 18mila per la versione portatile “a tenda”).
Ma i più radicali, quelli che davvero alla fine del mondo ci credono, hanno pensato bene di lasciare l’Italia per rifugiarsi proprio nel cuore dell’ex impero dei Maya, nella penisola messicana dello Yucatan. Sono 38 famiglie italiane che hanno aderito all’associazione “Quinta Essencia”, nota anche come “Evo Cris”. Gli abitanti del luogo, un villaggio sopra le montagne chiamato Xul, hanno contribuito a realizzare il rifugio, battezzato “Las Aquilas” (“le aquile”, nella foto): una serie di villini fortificati in cemento armato con pareti spesse oltre 60 centimetri e ingressi protetti da lettori dell’iride per evitare intrusioni. Una serie di tunnel porterebbe poi a una struttura sotterranea pronta a ospitare la famiglie nel caso di un cataclisma ancora più distruttivo.
Una storia ricostruita dal documentarista messicano residente a Roma, Jesus Garces Lambert, che sarà raccontata a ottobre all’interno del programma “Voyager” su Rai2. Il regista parla di una vera e propria setta, costituita da italiani facoltosi e annoiati della vita abbagliati dalle parole di una santona che avrebbe avuto in sogno il suggerimento di costruire un rifugio in quell’area dello Yucatan. La santona, Carolina Zalce, messicana ma residente a Roma con il marito, funzionario della FAO, iniziò a fare proseliti nella capitale, tramite un’associazione new-age, denominata “Il Centro”. Si rifugiò in Messico quando la sua associazione venna inserito in una lista nera del Viminale riguardante possibili culti pericolosi in vista del Giubileo del 2000. Da allora si sarebbe trasferita nella località messicana raggiunta da circa 80 italiani, mentre altri 500 sarebbe pronti a raggiungerla al primo segnale di guai. Facoltosi imprenditori, giovani rampolli di ricche famiglie che avrebbero donato buona parte delle proprie sostanze alla setta Evo Cris. Sul caso hanno indagato le autorità messicane, ma tutto risulta in regola: permessi di soggiorno inclusi.
Resta solo l’ennesimo clamoroso caso di imbonimento da parte di fantomatici guru che riescono a estorcere enormi somme di denaro a gente disposta a credere a qualsiasi cosa. Non il primo e nemmeno l’ultimo.
(fonti: Il Secolo XIX – AdnKronos – Notizie Tiscali.it)
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