Il fascino discreto della Terza guerra mondiale
Quando l’11 settembre 2001 il mondo occidentale fu scioccato dalla notizia degli attentati terroristici in America, molta gente si convinse che la Terza guerra mondiale fosse ormai scoppiata. Certo, gli Stati Uniti regirono con forza invadendo l’Afghanistan e rovesciando il regime dei Talebani, che aveva garantito ospitalità e disponibilità di mezzi ad Al-Qaeda, l’organizzazione di Osama bin Laden. Ma la “Guerra al Terrore” che il presidente George W. Bush proclamò enfaticamente poco dopo le orribili stragi negli USA si rivelò essere ben diversa dalla guerra convenzionale a cui eravamo abituati a pensare. C’erano stati molti altri precedenti subito dopo la fine della Guerra fredda: la Guerra del Golfo del 1990-91 provocò allarme e terrore anche in Italia, dove in molti fecero incetta di beni nei supermercati e di benzina per le proprie auto temendo il peggio. Certo, si poteva temere un’impennata dei prezzi del petrolio. Ma la guerra generale no, anche se Saddam Hussein faceva la voce grossa minacciando di sfoderare chissà quale super-arma. Stessa cosa avvenne nel 1998 quando la NATO decise di intervenire in Serbia a difesa delle comunità del Kosovo, coinvolte in una sanguinosa pulizia etnica voluta dal regime di Slobodan Milosevic. La Russia minacciò conseguenze per quella che riteneva essere un’inopportuna ingerenza americana in un’area “di propria competenza” (per la comune fede ortodossa e antiche ragioni geopolitiche), ma a parte qualche sceneggiata a uso e consumo degli ambienti diplomatici, come la decisione del ministero degli esteri russo di far tornare indietro il suo aereo diretto a Washington appena appresa in volo la notizia dei primi bombardamenti, non accadde nulla. Molta gente ha temuto la Terza guerra mondiale quando gli Stati Uniti, isolatamente, o meglio insieme a una coalizione priva della benedizione dell’ONU, decisero di farla finita con il regime di Saddam Hussein in Iraq, chiudendo la faida di famiglia iniziata da George Bush senior. Anche lì il gesto unilaterale provocò forti malumori in Russia, in Cina e in diversi paesi mediorientali, ma non accadde nulla. Il tema è tornato di moda in questi ultimi mesi, con l’attacco da parte degli aerei NATO alle forze del regime di Gheddafi in Libia. Benché l’esito fosse scontato, e i bombardamenti anche piuttosto blandi, ovviamente senza supporto di terra, molte persone malinformate – soprattutto giovanissimi – hanno parlato di “guerra”, temendo che l’Italia fosse entrata in un conflitto sanguinoso, dove ogni italiano sarebbe stato richiamato in servizio e spedito in una terra ostile a combattere la dittatura.
Per la verità, la Terza guerra mondiale è una prospettiva ormai remota, eppure continua ad affascinare molta gente, soprattutto coloro che hanno il vizio del pessimismo catastrofista. Il tema torna in voga associato al terzo segreto di Fatima, ai dieci segreti di Medjugorje, alle profezie di Edgar Cayce e ovviamente alle incomprensibili quartine di Nostradamus. Esegeti del famoso veggente francese medioevale hanno sciorinato negli anni tutte le date possibili senza mai azzeccarci. Ma dopo tutto, perché dovrebbe accadere una Terza guerra mondiale? Con la fine della Guerra fredda la minaccia di una guerra nucleare su scala globale è ormai tramontata. Certo, le armi nucleari sono ancora sufficienti a distruggere mezzo mondo e tra USA e Russia continua a non scorrere molto buon sangue, ma ormai siamo lontanissimi dagli anni dell’URSS e del conflitto bipolare. Una Terza guerra mondiale dev’essere un conflitto su larga scala, potenzialmente distruttivo, che coinvolga tutte le principali potenze del pianeta. Eppure, la Russia non ha la benché minima intenzione di dichiarare guerra a chicchessia; la Cina sta incrementando le sue capacità militari, ma ha troppi legami economici con gli Stati Uniti per poter solo pensare di sfidarla militarmente, e dopo tutto può ottenere ciò che desidera attraverso le armi smussate del commercio e della crescita economica, per quanto spesso giochi un po’ sporco; l’Unione europea ha i suoi problemi, ma fondamentalmente è benvoluta da tutti e vuol bene un po’ a tutto il mondo, per cui la guerra è l’ultimo dei suoi pensieri; il Giappone non ha più un esercito degno di tal nome dalla Seconda guerra mondiale, perciò anche volendo non avrebbe la capacità di tener testa alla Cina, suo antico rivale. Il resto è poca roba. Restano i cosiddetti “Stati-canaglia”, per la verità ormai ridotti all’osso: l’Iran, la Siria, la Corea del Nord. È vero, il primo e l’ultimo stanno sviluppando armi nucleari. Ma non riusciranno mai a sostenere la forza d’urto di una coalizione di paesi occidentali in spedizione punitiva. Perciò, la minaccia che possono portare al mondo è poca cosa.
Sostanzialmente, la Terza guerra mondiale è una prospettiva rincuorante. Come all’epoca della Seconda guerra mondiale, il mondo sarebbe di nuovo diviso in buoni e cattivi, con il vantaggio auspicabile che questa volta noi italiani staremmo dalla parte dei buoni. Alcune persone non avrebbero più bisogno di nascondere il loro fastidio nel condividere lo stesso spazio vitale con musulmani e cinesi, perché senz’altro sarebbero loro i nostri nemici. Il mondo tornerebbe a essere bianco o nero. Tutto diventerebbe più chiaro e più semplice. Invece, il mondo in cui viviamo è complesso. Lo è molto di più di quanto era pochi decenni fa. All’epoca, una guerra era un affare semplice: un esercito di un paese contro l’esercito di un altro. Oggi non è più così. Le guerre sono, dicono i politologi, asimmetriche. Il grande contro il piccolo. Né l’Iraq, né la Serbia, né l’Afghanistan e né la Libia hanno mai avuto possibilità di ribattere agli attacchi delle soverchianti forze occidentali. Queste non sono guerre vere e proprie. Certamente, non sono il preludio di una Terza guerra mondiale. Chi ha studiato la Storia dovrebbe saperlo. Una guerra mondiale non scoppia così, per caso: è necessario che vi siano, nell’ordine politico mondiale, problematiche irrisolte da tempo, tensioni fortissime tra le principali potenze, insolubili attraverso gli strumenti del negoziato e della diplomazia. Oggi ci sono certo casi difficili, in primis quello della Palestina. Ma anche questo è un conflitto asimmetrico: da una parte c’è Israele, una potenza militare di primo piano, con dietro tutto l’Occidente. Dall’altra la Palestina che ha dalla sua alcuni paesi arabi, perlopiù scalcinati. Ecco perché alcune frange estremiste dell’Islam hanno dovuto ricorrere al terrorismo: perché è l’unico modo per scalfire la potenza occidentale. Tuttavia, nessuna guerra è stata mai vinta dal terrorismo. Osama bin Laden avrebbe dovuto saperlo, benché forse esaltato dalla vittoria dei mujaheddin sui sovietici in Afghanistan alla fine degli anni ’80, dove però – e lo sceicco lo sapeva fin troppo bene – c’era dietro il sostegno americano.
Non ci sono ragioni per temere una prossima Terza guerra mondiale. Ottimisticamente potremmo dire che non ci sarà mai più, ma sarebbe troppo. Una cosa è certa: viviamo nel periodo più pacifico della Storia umana. Perché allora c’è gente che ascolta improbabili profezie su guerre catastrofiche di imminente venuta? Alcuni certo credono, come i futuristi, che la guerra sia “l’unica palingenesi del mondo”, e che tutti i problemi di quest’epoca potrebbero essere risolti da un grande conflitto. Altri, del tutto distaccati dalla realtà, credono che la guerra sia quella che vivono nei videogames, e ignorano i suoi veri aspetti. Altri ancora, e di questi già ne avevamo parlato, sperano in qualcosa che dia un po’ di sale alla vita, annoiati dal loro presente e dalla quotidianità opprimente. Infine, ci sono quelli che hanno paura di tutto. Sono giovanissimi, ma anche adulti poco informati, che alla prima avvisaglia di qualcosa che non va – un piccolo conflitto, una crisi economica, un uragano imprevisto – sono presi dal panico e corrono a fare incetta di viveri. Dovremmo ignorare questa gente, ma non è giusto farlo. Sono loro le persone più facilmente abbindolabili da gente senza scrupoli, pronta a offrire facili soluzioni alle loro paure: dai bunker antiatomici ai corsi di meditazione religiosa che spesso portano diverse persone a entrare nel girone infernale delle sette di ogni tipo. Perciò, bisogna essere vigili. Dietro coloro che guadagnano soldi affermando che la Terza guerra mondiale o l’apocalisse è vicina perché così ha detto la Madonna, Cayce o Nostradamus, si nasconde sempre un malintenzionato da cui stare in guardia. L’11 settembre è venuto e se n’è andato. Ora sono passati dieci anni. I profeti di sventura restano, ma la Terza guerra mondiale, per fortuna, non è ancora scoppiata.
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