Metti una sera a cena… con Nostradamus!

I Rotary Club sparsi in tutta Italia sono noti per i loro incontri a cena organizzati in qualche esclusiva location con ospiti di riguardo, a volte però non proprio ortodossi. È il caso del circolo di Montebelluna, in provincia di Treviso, che ha ospitato la sera del 12 luglio uno “studioso” davvero sui generis, Luciano Sampietro, celebre commentatore ed esegeta delle quartine di Nostradamus. Dopo aver fatto ripetutamente cilecca con le sue interpretazioni (tra cui le più note prevedevano la caduta di una cometa sulla Terra nel 1999 e una nuova guerra mondiale nel 2006), Sampietro ha discusso delle sue nuove teorie con il bizzarro uditorio riunito all’Hotel Terme di Vittorio Veneto. Pur ammettendo che alcune interpretazioni possano essere errate, Sampietro conferma il proprio impianto esegetico e afferma spiazzante: “Il 21 dicembre 2012 morirà Papa Benedetto XVI”. Si avvererebbe così anche la profezia di Malachia che prevede, alla morte dell’attuale pontefice, l’ascesa di un ultimo papa che affronterà grandi tribolazioni (il cosiddetto “Pietro Romano”). Ma niente paura – o quasi: non sarà la fine del mondo. Dopo drammi e cataclismi, nonché una terza guerra mondiale, il 2025 segnerà l’inizio di un’era di pace. Sì, perché in quella data finiscono le quartine di Nostradamus. Curioso, dato che è noto che le previsioni dell’astrologo francese terminerebbero solo nel 3797.

(fonte: Oggi Treviso)


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Come far quadrare i conti

Una profezia non ha alcun valore se il suo senso viene svelato solo dopo l’evento che avrebbe dovuto predire. Sembra un’ovvietà, ma ancora oggi non è così. Sistematicamente, tutte le profezie che si ritengono essere corrette si basano su interpretazioni a posteriori, talvolta vere e proprie arrampicate sugli specchi. Così anche quelle di Raffaele Bendandi, il noto sismologo dilettante da tempo deceduto la cui previsione di un sisma il prossimo 10 giugno è considerata attendibilissima dai suoi supporter. Prima di arrivare a Bendandi, prendiamo il caso di Nostradamus.

La sua profezia più famosa è questa:

“Il leone giovane vincerà il vecchio,
sul campo di battaglia in singolar duello,
egli bucherà i suoi occhi in una gabbia d’oro:
due tumulti uno, poi morire, morte crudele”.

Quattro anni dopo averla pubblicata, nel 1559 il re Enrico II di Francia morì in un torneo nel corso delle celebrazioni per il duplice matrimonio tra sua figlia e il re di Spagna e tra sua sorella e il duca di Savoia. Una lancia penetrò nell’elmo di Enrico colpendolo sopra l’occhio destro; cadde e morì dieci giorni dopo. L’evento rese Nostradamus celeberrimo perché tutto sembrava coincidere: il “singolar duello”, la “gabbia d’oro” (l’elmo) trafitto fino all’occhio (che però non viene bucato), la morte violente. Eppure, nessun riferimento esplicito all’evento appare nella quartina. Il conte di Montgomery, che disgraziatamente uccide Enrico, è sì più giovane di lui, ma solo di pochi anni. Perché poi definirlo un ‘leone’, immagine che non compare nell’araldica francese? E perché definire l’elmo una “gabbia d’oro”? Non c’è alcun riferimento a una data, a un nome, a un elemento davvero decisivo che possa essere ricondotto all’evento. È un caso, fortunato per Nostradamus, di interpretazione a posteriori. Ma che senso ha una profezia se non può servire a cambiare la natura degli avvenimenti? Nostradamus era fedele al suo sovrano e aveva avuto modo di comunicare con lui. Perché non informarlo del funesto evento, se davvero era convinto si riferisse a lui?

Vediamo ora una profezia che si riferirebbe a tempi più recenti (Centuria VI Quartina 97):

“Cinque e quaranta gradi il cielo brucerà
Il fuoco si approssima alla grande città nuova
All’improvviso grande fiamma sparsa scoppierà
Quando si vorrà dei normanni far prova”

All’indomani dell’11 settembre 2001 tutti si sono convinti che Nostradamus avesse predetto i terribili attentati alle Torri Gemelle a New York, la “città nuova” al 40.5° di latitudine (“cinque e quaranta gradi”) colpita dal “fuoco”. Eppure, molti prima di allora avrebbero scommesso che Nostradamus parlasse di un’eruzione del Vesuvio che avrebbe colpito Napoli, “città nuova” come lo stesso nome suggerisce, ugualmente posta a quella latitudine. Del resto, cosa c’entrerebbero i Normanni con New York? Napoli, invece, era stata dominata dai Normanni nel XII secolo e il Regno esistente all’epoca di Nostradamus era diretta discendenza di quel dominio. La città nuova ritorna altrove nelle quartine, come in questa (Centuria X Quartina 49):

“Giardino del mondo vicino a città nuova
Nella strada delle montagne cave
Sarà catturato e immerso nel tino
Bevendo per forza acque solforose avvelenate”

Qui il riferimento a Napoli è esplicito: il “giardino del mondo” (la Campania Felix), le “montagne cave” (il Vesuvio) e le “acque solforose”, prodotto di eruzione vulcanica. Nostradamus ci giocava bene perché sapeva che le eruzioni vesuviane erano frequenti e quindi avrebbe potuto imbroccarci sempre.

Del resto, un modo discutibile di far quadrare i calcoli proviene dalla celeberrima (Centuria X Quartina 72):

“L’anno millenovecentonovantanove al settimo mese
Verrà dal cielo un gran re di terrore
Resusciterà il grande re d’Angolmois
Prima e dopo Marte regnerà con fortuna”

Qui la data è chiara: luglio 1999. Non si è visto nessun re del terrore e non sono scoppiati conflitti. Dopo i fatti del settembre 2001, ancora una volta, si è voluto distorcere la quartina, sostenendo che Nostradamus calcolasse gli anni partendo da una diversa datazione della nascita di Cristo, per cui l’anno sarebbe stato non il 1999 ma il 2001 e il “settimo mese” sarebbe stato letteralmente settembre, non luglio. Ecco allora spiegato il terrore che viene dal cielo (ma non il re d’Angolmois, anagramma indecifrabile). Ma giocare così con una profezia, una delle poche dove tra l’altro il riferimento temporale è esplicito, vuol dire barare.

Prendiamo il caso della celebre profezia di Malachia. Si tratta della profezia in cui sono elencati tutti i Papi presenti e futuri fino all’ultimo, Pietro II, che assisterà alla distruzione della Chiesa e al Giorno del Giudizio. Attribuita all’omonimo santo che visse nel XII secolo, fu invece un falso del XVI secolo. Ciò spiega perché tutto l’elenco dei papi precedenti alla fine del Cinquecento calzi a pennello con la realtà storica, mentre per tutti i papi successivi l’interpretazione sia a dir poco tirata per i capelli. Il papa ex eremo celsus, per esempio, è proprio Celestino V, l’eremita chiamato al pontificato suo malgrado; tutte queste definizioni sono perfettamente azzeccate. Va peggio superato il XVI secolo. Per limitarci ai giorni nostri, perché Giovanni XXIII doveva essere pastor et nauta, pastore e marinaio? Solo perché era nato a Venezia, vecchia repubblica marinara? Il de medietate lunae, che letteralmente sarebbe “della mezzaluna”, e avrebbe fatto ipotizzare un papa proveniente dal Medio Oriente, sarebbe invece Giovanni Paolo I, morto dopo un mese di pontificato: allora ecco che si modifica la profezia parlando di media aetate lunae, liberamente interpretata come “il periodo medio di una luna”, cioè un mese. Giovanni Paolo II de labore solis (“il lavoro del sole”), su cui si sono spese fior di teorie imbarazzanti, nessuna delle quali accettabile. Benedetto XVI de gloria olivae (“la gloria degli olivi”), anche qui senza nessuno straccio di possibile interpretazione. Vedremo se il prossimo papa sarà Pietro II, l’ultimo pontefice del mondo.

Ma ora arriviamo a Raffaele Bendandi. Egli doveva aver imparato a fondo la lezione di Nostradamus se effettivamente le sue carte sono così indecifrabili e dicono tutto e il contrario di tutto. Andiamo subito alla profezia del 10 giugno 2011. I documenti originali sono visionabili cliccando qui. Nessun dubbio: si parla di 10 giugno. Ma ci sono anche altre date. E soprattutto linee di cui nessuno ha saputo finora fornire una chiara interpretazione. Senza andare troppo indietro, i fogli prevedevano un forte terremoto lo scorso 27 maggio. Non è successo nulla. Ciò ha scoraggiato, per poco più di un giorno, i fan di Bendandi; ma poi si è tornati alla ribalta suggerendo nuove possibilità. I numeri a casaccio sui fogli di Bendandi si prestano a ogni interpretazione. Chi ci vede coordinate, chi magnitudo, chi il numero delle macchie solari di quel giorno, chi calcoli astrali di allineamento. Qualcuno rilegge a modo suo anche i numeri scritti sui fogli, per far quadrare il tutto. Niente. Ma anche se alla fine ci uscisse qualcosa, il risultato sarebbe del tutto sballato: per ottenerlo si sono modificati i dati di partenza, le teorie sono state piegate alle evidenze empiriche, e in un’ultima analisi è stata prodotta una falsificazione. Chi non s’intende di metodo scientifico non arriva a comprendere tutto ciò. Ma chi s’intende di metodo scientifico non si azzarderebbe mai a fare previsioni sulla base dello zodiaco e dei moti planetari.

Così, all’indomani del 10 giugno, aspettiamoci un’altra trovata: un piccolo sisma nelle Vanuatu sarà considerato una prova della validità della tesi di Bendandi, benché l’altro sismologo popolare Giampaolo Giuliani preveda che il sisma si verificherà nell’Italia centro-meridionale. Su quali basi, non è dato saperlo a noi comuni mortali.


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