Scritto da Redazione il 8/05/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 1 Commento »
Spesso sono i più propensi a credere a ogni storia un po’ particolare, un po’ fantasiosa, per via della loro fama di believers, come li chiamano in America. Ma questa volta gli ufologi prendono posizione contro le tesi che vogliono la fine del mondo per il 21 dicembre 2012. Il Centro Italiano Studi Ufologici (CISU) ha infatti inaugurato lo scorso 4 maggio la mostra “Dicembre 2012 – E alla fine, ci salveranno gli alieni?” presso il Museo Etnografico di Alessandria, visitabile fino al 27 maggio. Il tema della mostra è, appunto, la fine del mondo, da una prospettiva storica inevitabilmente scettica.
Attraverso una rassegna di tutte le varie apocalissi mancate, spiega Paolo Toselli, responsabile del CISU, emerge “una realtà inconfutabile, vale a dire che previsioni apocalittiche di questo tipo vengono fatte da secoli e che da secoli sono poi puntualmente smentite dai fatti”. Si parte dalla profezia del 922, firmata da Bernardo di Turingia, che prevedeva la fine del mondo per il 25 marzo di quell’anno, un Venerdì Santo in cui avvenne anche un’eclisse di sole, per arrivare alle date più recenti, tra cui quella del 14 luglio 1960 quando, racconta Toselli, “i seguaci del fratello Emman predissero il diluvio universale rifugiandosi sul Monte Bianco”.
Storia, mito, cultura popolare post-moderna sono al centro della rassegna ospitata dal Museo Etnografico di Alessandria, dove si terrà anche un evento a tema il prossimo 11 maggio: alle ore 21, infatti, gli scrittori di fantascienza Danilo Arona e Gian Maria Panizza, insieme a Paolo Toselli, parleranno di ”Apocalisse: 2012 fine del gioco?”.
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Scritto da Redazione il 18/02/12 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 0 Commenti »
Al Maya Exploration Center si preoccupano di molte cose, riguardo i Maya. Tra queste, tuttavia, non c’è di certo il 2012. Il direttore della prestigiosa organizzazione no-profit americana impegnata nella divulgazione della storia e della cultura degli antichi Maya, Ed Barnhart, terrà al Museo di Denver il 19 febbraio una conferenza dal titolo “Fraintendere i Maya: il 2012 e il perché non dovremmo preoccuparci”. Barnhart è la persona giusta per tranquillizzare chi crede davvero che i Maya fossero profeti di sventure. Non è solo un brillante archeologo, ma anche un appassionato di astronomia.
“Mi sono interessato al calendario Maya, alla matematica e all’astronomia molto prima che si diffondesse qualsiasi business sul 2012″, spiega Barnhart. “Mio padre è uno scienziato, perciò sono sempre stato orientato verso gli aspetti scientifici quando studiavo i Maya. Poi tutto questo affare riguardo la fine del calendario è venuta su. Io non credo che questa sia la fine del calendario, e non vedo nessuna profezia. La mia conferenza s’intitola ‘Perché non dovremmo preoccuparci’, e il perché è presto detto: numero uno, non ci sono profezie. Numero due, io penso che stiamo facendo un errore matematico, un’assunzione da un punto di vista occidentale, riguardo il calendario. Non credo che il calendario finisca o si resetti nel 2012, o in una qualsiasi altra data”.
Certo, il 21 dicembre 2012 rappresenta una data importante per i Maya, esattamente come per noi poteva essere il 2000, l’inizio del secondo millennio. “E’ la fine del 13° Baktun, che sono periodi di quattrocento anni. Secondo la loro storia della creazione, la terza creazione finiva quando i tredici baktun erano completi, e dunque ora noi siamo nella quarta creazione, e riprenderemo di nuovo il ciclo dei tredici baktun. Ciò spiega perché certe persone sostengono che tutto ricomincerà di nuovo. E io credo che i Maya avessero un’idea derivante dalla loro visione ciclica del cosmo e del tempo, secondo cui c’erano certe epoche, quando i clici riprendevano daccapo, in cui era una sorta di obbligo, o comunque una buona idea, cambiera il tuo modo di vivere. E penso che questo sia uno di quei momenti. Perciò i Maya stessi avrebbero atteso un’epoca per ciò che alcune persone oggi chiamano “trasformazione” e “rinnovamento”. Ma è qualcosa che noi possiamo fare, non qualcosa che ci accade”. Così, Barnhart smentisce anche le tesi di coloro che si aspettano una nuova fase dell’esistenza spirituale per l’umanità a partire dalla fine del 2012.
In conclusione, niente paura. Se proprio vogliamo festeggiare quest’avvenimento, il modo migliore per farlo è decidere i buoni propositi per il prossimo baktun, esattamente come molti di noi fanno allo scadere dell’anno, per poi mandare in malora tutti i buoni propositi e vivere la solita vita.
(fonte: Denver Westworld)
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Scritto da Redazione il 28/12/11 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 0 Commenti »
Imbarazzante caduta di stile per il “Corriere della Sera”. Alla vigilia di Capodanno, mentre il CICAP come ogni anno pubblica la sua rassegna sulle previsioni astrologiche fallite, il giornalista del primo quotidiano nazionale, Armando Torno, non trova di meglio da fare che chiedere un parere sull’argomento a Leandro Cantamessa, “uno dei massimi esperti di diritto sportivo (è l’avvocato del Milan) e al tempo stesso un’autorità per le ricerche astrologiche”. Si sa, nel calcio sono tutti un pò superistiziosi, e più di un CT anche di squadre Nazionali si è affidato agli oroscopi per decidere la squadra da mettere in campo. Cantamessa, più che un astrologo, per fortuna, è uno studioso di astrologia, che ha dedicato a questa disciplina lunghi e appassionati studi. Intellettuale, collezionista, amante anche della fantascienza, dichiara di essere “laico” nei confronti dell’astrologia: «Jung diceva che non può essere provata ma funziona. Aggiungo: per alcuni. Comunque ha un fascino unico».
A ogni modo, Cantamessa suggerisce una sua interpretazione sul perché la storia del 2012 e dei Maya abbia avuto tanto successo. «Probabilmente la causa è nelle due combinazioni numeriche dei calendari; né va dimenticato che il giorno 21 dicembre diventa suggestivo, anche se ha uno zero di troppo e il tre volte 2 allontana dalla matematica binaria». Cantamessa, che conosce a menadito la storia dell’astrologia, fa anche un parallelo storico: «Questa storia che viene dai Maya ricorda il 20-21 febbraio del 1524, quando una massiccia concentrazione di pianeti nel segno dei Pesci fece temere l’avvento di un secondo diluvio universale, in base all’assurda equazione Pesci uguale a segno d’acqua, uguale a tanta acqua. Si narra che il sindaco di Tolosa, per sfuggire all’inondazione, si facesse costruire un’arca su una montagna; di certo un centinaio di astrologi e astronomi si dedicarono all’evento scrivendo piccoli e grandi libri. La maggior parte ebbe quale obiettivo la quiete sociale più che la tecnica, impegnandosi a chetare gli animi».
Cantamessa e il giornalista Torno gettano acqua sul fuoco, certo. Ma forse si poteva trovare qualche persona meno implicata in discipline pseudo-scientifiche per smentire la pseudo-scienza sul 2012.
(fonte: Corriere della Sera)
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Scritto da Redazione il 6/12/11 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 0 Commenti »
Dopo il paesino francese di Bugarach, sui Pirenei, indicato da diverse eccentriche fonti come uno dei pochi posti del mondo a salvarsi dalla fine del mondo del 2012, ora il turismo apocalittico ripiega sull’isola di Robinson Crusoe. Posta al largo del Cile, unica abitata dell’arcipelago di Juan Fernandez, l’isola è stata citata in un documentario di History Channel come “l’isola dell’apocalisse”. A favorire la singolare attribuzione è la scoperta, sull’isola, di un monolite Maya alto 45 metri e raffigurante un serpente e un giaguaro assorti a osservare l’orizzonte. Il monumento è scolpito nella roccia ed è poco battuto dai pochi turisti dell’isola a causa della scarsa visibilità dovuta alla nebbia che si dirada solo in piena estate. Jim Turner, archeologo canadese esperto di civiltà Maya, sostiene che a poca distanza dal monolite possa trovarsi la cripta del re Kam Balam, reincarnazione delle divinità del patheon mesoamericano, che secondo la sua teoria dovrebbe risvegliarsi (almeno per le leggende Maya) proprio il 21 dicembre 2012. Nelle ultime settimane, gli alberghi dell’isola hanno ricevuto centinaia di prenotazioni soprattutto da Stati Uniti ed Europa, tanto che il sindaco dell’arcipelago, Leopoldo Gonzalez, ha reso noto che per la fatidica data sarà ampliata l’offerta alberghiera. L’isola, infatti, non è stata molto toccata dal turismo negli ultimi anni: il 27 febbraio 2010 fu colpita da un tsunami che uccise cinque persone e ridusse le camere disponibili a circa un centinaio. A settembre, invece, un aereo dell’aeronautica militare cilena era precipitato nei pressi dell’arcipelago, con un tragico bilancio di 21 vittime. Le autorità locali pensano ora di chiedere anche ai pescatori la possibilità di offrire ospitalità ai nuovi “turisti dell’apocalisse”.
(fonte: Blitz Quotidiano)
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Scritto da Redazione il 26/08/11 , Pubblicato in Segnalazioni dall'Osservatorio , 2 Commenti »
Nonostante il fatto che il governo messicano dovrebbe avere ben altre gatte da pelare di questi tempi, con la guerra al narcotraffico che ha trasformato il paese in un selvaggio campo di battaglia, il turismo apocalittico in vista del 2012 sembra un’occasione troppo ghiotta per farsela sfuggire. Così, per esempio, un tempio maya accoglierà una cerimonia di matrimonio di gruppo il 12 dicembre 2012, mentre per il 21, data della presunta fine del mondo, tutti a casa a prepararsi al peggio. Ma, visto che di tempo ce n’è ancora, il presidente messicano Felipe Calderon ha assicurato che l’anno prossimo intende davvero fare del Messico uno dei paesi più visitati al mondo, lanciando il progetto “Mundo Maya 2012”, con l’intenzione di portare nel paese circa 50 milioni di turisti. Gli esperti prevedono introiti per oltre 23 miliardi di dollari da qui alla fine del mondo, e ad aprire le danze ci sarà un documentario-shock la cui notizia sta già facendo il giro del pianeta.
Lanciata dal sito TheWrap.com, fonte d’indiscrezioni di primo piano sul mondo di Hollywood, l’intervista al produttore cinematografico messicano Raul Julia-Levy ha fatto drizzare le antenne a parecchi catastrofisti. Sarebbe stato nientemeno che il presidente Calderon a ordinare la desecretazione di informazioni tenute riservate per oltre 80 anni riguardanti i Maya; informazioni che saranno messe a disposizione dei produttori del documentario. A sguazzare nell’affare c’è anche il governo locale di Campeche, stato messicano sul cui territorio sorge la piramide Maya che fornirà la location del documentario. “Nel sito di Calakmul (nella foto, n.d.r.), i lavoratori dell’INAH (Istituto nazionale di Antropologia e Storia) hanno scoperto stanze all’interno della piramide mai viste o esplorate prima”, ha rivelato il ministro del turismo locale, Luis Augusto Garcia Rosado. Cosa c’è all’interno di questa stanze? Non è chiaro, ma è certo che i responsabili vogliono farci credere cose turche. Secondo Raul Julia-Levy, infatti, il contenuto di questa camere è stato tenuto segreto per decenni e la notizia gli giunse all’orecchio tramite una rivelazione intima dell’ex presidente Vincent Fox, amico di famiglia. Dopo quattro anni di telefonate e pressioni, il governo messicano avrebbe deciso di rivelare tutto al grande pubblico.
Al momento i produttori stanno reperendo i fondi necessari (ed è certo che ne chiederanno ben più di quelli necessari, visto l’affare); la regia è stata affidata a Juan Carlos Rulfo, premiato al Sundance Film Festival, e le riprese inizieranno alla fine del 2011.
Si sa che i due produttori, Raul Julia-Levy e Ed Elbert, stavano già lavorando insieme a un film in 3D sullo stesso argomento, basato sempre sulla “fonte segreta”. Ma ora che il governo avrebbe deciso di rendere nota la verità, non c’è più bisogno della fiction per veicolare la notizia. In realtà, più prosaicamente, sembra che problemi fiscali abbiano costretto Elbert a rivedere l’iniziale progetto: un documentario avrebbe introiti più modesti di un film, perciò il fisco si prenderebbe di meno. Insomma, mentre si ricorrono voci su verità sconvolgenti, possibili contatti Maya-extraterresti, apocalissi dietro l’angolo, quel che è certo è che si tratta di una grande operazione di marketing. Il documentario uscirà nell’autunno del 2012.
Una piccola nota di colore conclusiva: il quotidiano italiano online “Giornalettismo”, fedele al proprio nome, ha dato la notizia costruendo un castello di carte sul fatto che il documentario sarebbe prodotto dalla Fox. In verità “Fox” è solo il cognome dell’ex presidente messicano Vincent, amico di famiglia del produttore Julia-Levy. Povero giornalismo!
(fonte: TheWrap - Giornalettismo – La Provincia di Sondrio.it)
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