Nostradamus aveva previsto il successo di Gangnam style? Falso

Persino Il Secolo XIX riporta la notizie che corre sul web secondo cui Nostradamus agli inizi del Cinquecento avrebbe previsto il successo del tormentone musical Gangnam Style del sudcoreano Psy. Il video che spopola su YouTube potrebbe presto toccare un miliardo di visualizzazioni, evento che coinciderebbe con l’inizio della fine del mondo, a prestar fede a una quartina di Nostradamus. Eccola:

Da una calma mattina,
la fine verrà quando il numero dei cerchi
che il cavallo ballerà
sarà pari a nove

Sembra proprio che ci sia da preoccuparsi. Il paese della “calma mattina” è la Corea del Sud, il Gangnam style è noto come il ballo del cavallo e i cerchi rappresenterebbero gli zeri del numero di visualizzazioni su YouTube che potrebbero presto arrivare a nove, cioè 1.000.000.000 (attualmente è intorno agli 860 milioni). Peccato che questa quartina di Nostradamus non esista. Potete scoprirlo anche voi spulciando tra le dodici centurie che raccolgono quasi mille quartine del famoso “profeta” francese. Si tratta di una bufala di cui è difficile scoprire l’origine, ma che certamente avrà l’effetto di aumentare la visibilità del popolarissimo video del cantante sudcoreano.

(fonte: Il Secolo XIX)


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Il fascino discreto della Terza guerra mondiale

Quando l’11 settembre 2001 il mondo occidentale fu scioccato dalla notizia degli attentati terroristici in America, molta gente si convinse che la Terza guerra mondiale fosse ormai scoppiata. Certo, gli Stati Uniti regirono con forza invadendo l’Afghanistan e rovesciando il regime dei Talebani, che aveva garantito ospitalità e disponibilità di mezzi ad Al-Qaeda, l’organizzazione di Osama bin Laden. Ma la “Guerra al Terrore” che il presidente George W. Bush proclamò enfaticamente poco dopo le orribili stragi negli USA si rivelò essere ben diversa dalla guerra convenzionale a cui eravamo abituati a pensare. C’erano stati molti altri precedenti subito dopo la fine della Guerra fredda: la Guerra del Golfo del 1990-91 provocò allarme e terrore anche in Italia, dove in molti fecero incetta di beni nei supermercati e di benzina per le proprie auto temendo il peggio. Certo, si poteva temere un’impennata dei prezzi del petrolio. Ma la guerra generale no, anche se Saddam Hussein faceva la voce grossa minacciando di sfoderare chissà quale super-arma. Stessa cosa avvenne nel 1998 quando la NATO decise di intervenire in Serbia a difesa delle comunità del Kosovo, coinvolte in una sanguinosa pulizia etnica voluta dal regime di Slobodan Milosevic. La Russia minacciò conseguenze per quella che riteneva essere un’inopportuna ingerenza americana in un’area “di propria competenza” (per la comune fede ortodossa e antiche ragioni geopolitiche), ma a parte qualche sceneggiata a uso e consumo degli ambienti diplomatici, come la decisione del ministero degli esteri russo di far tornare indietro il suo aereo diretto a Washington appena appresa in volo la notizia dei primi bombardamenti, non accadde nulla. Molta gente ha temuto la Terza guerra mondiale quando gli Stati Uniti, isolatamente, o meglio insieme a una coalizione priva della benedizione dell’ONU, decisero di farla finita con il regime di Saddam Hussein in Iraq, chiudendo la faida di famiglia iniziata da George Bush senior. Anche lì il gesto unilaterale provocò forti malumori in Russia, in Cina e in diversi paesi mediorientali, ma non accadde nulla. Il tema è tornato di moda in questi ultimi mesi, con l’attacco da parte degli aerei NATO alle forze del regime di Gheddafi in Libia. Benché l’esito fosse scontato, e i bombardamenti anche piuttosto blandi, ovviamente senza supporto di terra, molte persone malinformate – soprattutto giovanissimi – hanno parlato di “guerra”, temendo che l’Italia fosse entrata in un conflitto sanguinoso, dove ogni italiano sarebbe stato richiamato in servizio e spedito in una terra ostile a combattere la dittatura.

Per la verità, la Terza guerra mondiale è una prospettiva ormai remota, eppure continua ad affascinare molta gente, soprattutto coloro che hanno il vizio del pessimismo catastrofista. Il tema torna in voga associato al terzo segreto di Fatima, ai dieci segreti di Medjugorje, alle profezie di Edgar Cayce e ovviamente alle incomprensibili quartine di Nostradamus. Esegeti del famoso veggente francese medioevale hanno sciorinato negli anni tutte le date possibili senza mai azzeccarci. Ma dopo tutto, perché dovrebbe accadere una Terza guerra mondiale? Con la fine della Guerra fredda la minaccia di una guerra nucleare su scala globale è ormai tramontata. Certo, le armi nucleari sono ancora sufficienti a distruggere mezzo mondo e tra USA e Russia continua a non scorrere molto buon sangue, ma ormai siamo lontanissimi dagli anni dell’URSS e del conflitto bipolare. Una Terza guerra mondiale dev’essere un conflitto su larga scala, potenzialmente distruttivo, che coinvolga tutte le principali potenze del pianeta. Eppure, la Russia non ha la benché minima intenzione di dichiarare guerra a chicchessia; la Cina sta incrementando le sue capacità militari, ma ha troppi legami economici con gli Stati Uniti per poter solo pensare di sfidarla militarmente, e dopo tutto può ottenere ciò che desidera attraverso le armi smussate del commercio e della crescita economica, per quanto spesso giochi un po’ sporco; l’Unione europea ha i suoi problemi, ma fondamentalmente è benvoluta da tutti e vuol bene un po’ a tutto il mondo, per cui la guerra è l’ultimo dei suoi pensieri; il Giappone non ha più un esercito degno di tal nome dalla Seconda guerra mondiale, perciò anche volendo non avrebbe la capacità di tener testa alla Cina, suo antico rivale. Il resto è poca roba. Restano i cosiddetti “Stati-canaglia”, per la verità ormai ridotti all’osso: l’Iran, la Siria, la Corea del Nord. È vero, il primo e l’ultimo stanno sviluppando armi nucleari. Ma non riusciranno mai a sostenere la forza d’urto di una coalizione di paesi occidentali in spedizione punitiva. Perciò, la minaccia che possono portare al mondo è poca cosa.

Sostanzialmente, la Terza guerra mondiale è una prospettiva rincuorante. Come all’epoca della Seconda guerra mondiale, il mondo sarebbe di nuovo diviso in buoni e cattivi, con il vantaggio auspicabile che questa volta noi italiani staremmo dalla parte dei buoni. Alcune persone non avrebbero più bisogno di nascondere il loro fastidio nel condividere lo stesso spazio vitale con musulmani e cinesi, perché senz’altro sarebbero loro i nostri nemici. Il mondo tornerebbe a essere bianco o nero. Tutto diventerebbe più chiaro e più semplice. Invece, il mondo in cui viviamo è complesso. Lo è molto di più di quanto era pochi decenni fa. All’epoca, una guerra era un affare semplice: un esercito di un paese contro l’esercito di un altro. Oggi non è più così. Le guerre sono, dicono i politologi, asimmetriche. Il grande contro il piccolo. Né l’Iraq, né la Serbia, né l’Afghanistan e né la Libia hanno mai avuto possibilità di ribattere agli attacchi delle soverchianti forze occidentali. Queste non sono guerre vere e proprie. Certamente, non sono il preludio di una Terza guerra mondiale. Chi ha studiato la Storia dovrebbe saperlo. Una guerra mondiale non scoppia così, per caso: è necessario che vi siano, nell’ordine politico mondiale, problematiche irrisolte da tempo, tensioni fortissime tra le principali potenze, insolubili attraverso gli strumenti del negoziato e della diplomazia. Oggi ci sono certo casi difficili, in primis quello della Palestina. Ma anche questo è un conflitto asimmetrico: da una parte c’è Israele, una potenza militare di primo piano, con dietro tutto l’Occidente. Dall’altra la Palestina che ha dalla sua alcuni paesi arabi, perlopiù scalcinati. Ecco perché alcune frange estremiste dell’Islam hanno dovuto ricorrere al terrorismo: perché è l’unico modo per scalfire la potenza occidentale. Tuttavia, nessuna guerra è stata mai vinta dal terrorismo. Osama bin Laden avrebbe dovuto saperlo, benché forse esaltato dalla vittoria dei mujaheddin sui sovietici in Afghanistan alla fine degli anni ’80, dove però – e lo sceicco lo sapeva fin troppo bene – c’era dietro il sostegno americano.

Non ci sono ragioni per temere una prossima Terza guerra mondiale. Ottimisticamente potremmo dire che non ci sarà mai più, ma sarebbe troppo. Una cosa è certa: viviamo nel periodo più pacifico della Storia umana. Perché allora c’è gente che ascolta improbabili profezie su guerre catastrofiche di imminente venuta? Alcuni certo credono, come i futuristi, che la guerra sia “l’unica palingenesi del mondo”, e che tutti i problemi di quest’epoca potrebbero essere risolti da un grande conflitto. Altri, del tutto distaccati dalla realtà, credono che la guerra sia quella che vivono nei videogames, e ignorano i suoi veri aspetti. Altri ancora, e di questi già ne avevamo parlato, sperano in qualcosa che dia un po’ di sale alla vita, annoiati dal loro presente e dalla quotidianità opprimente. Infine, ci sono quelli che hanno paura di tutto. Sono giovanissimi, ma anche adulti poco informati, che alla prima avvisaglia di qualcosa che non va – un piccolo conflitto, una crisi economica, un uragano imprevisto – sono presi dal panico e corrono a fare incetta di viveri. Dovremmo ignorare questa gente, ma non è giusto farlo. Sono loro le persone più facilmente abbindolabili da gente senza scrupoli, pronta a offrire facili soluzioni alle loro paure: dai bunker antiatomici ai corsi di meditazione religiosa che spesso portano diverse persone a entrare nel girone infernale delle sette di ogni tipo. Perciò, bisogna essere vigili. Dietro coloro che guadagnano soldi affermando che la Terza guerra mondiale o l’apocalisse è vicina perché così ha detto la Madonna, Cayce o Nostradamus, si nasconde sempre un malintenzionato da cui stare in guardia. L’11 settembre è venuto e se n’è andato. Ora sono passati dieci anni. I profeti di sventura restano, ma la Terza guerra mondiale, per fortuna, non è ancora scoppiata.


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Metti una sera a cena… con Nostradamus!

I Rotary Club sparsi in tutta Italia sono noti per i loro incontri a cena organizzati in qualche esclusiva location con ospiti di riguardo, a volte però non proprio ortodossi. È il caso del circolo di Montebelluna, in provincia di Treviso, che ha ospitato la sera del 12 luglio uno “studioso” davvero sui generis, Luciano Sampietro, celebre commentatore ed esegeta delle quartine di Nostradamus. Dopo aver fatto ripetutamente cilecca con le sue interpretazioni (tra cui le più note prevedevano la caduta di una cometa sulla Terra nel 1999 e una nuova guerra mondiale nel 2006), Sampietro ha discusso delle sue nuove teorie con il bizzarro uditorio riunito all’Hotel Terme di Vittorio Veneto. Pur ammettendo che alcune interpretazioni possano essere errate, Sampietro conferma il proprio impianto esegetico e afferma spiazzante: “Il 21 dicembre 2012 morirà Papa Benedetto XVI”. Si avvererebbe così anche la profezia di Malachia che prevede, alla morte dell’attuale pontefice, l’ascesa di un ultimo papa che affronterà grandi tribolazioni (il cosiddetto “Pietro Romano”). Ma niente paura – o quasi: non sarà la fine del mondo. Dopo drammi e cataclismi, nonché una terza guerra mondiale, il 2025 segnerà l’inizio di un’era di pace. Sì, perché in quella data finiscono le quartine di Nostradamus. Curioso, dato che è noto che le previsioni dell’astrologo francese terminerebbero solo nel 3797.

(fonte: Oggi Treviso)


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Come far quadrare i conti

Una profezia non ha alcun valore se il suo senso viene svelato solo dopo l’evento che avrebbe dovuto predire. Sembra un’ovvietà, ma ancora oggi non è così. Sistematicamente, tutte le profezie che si ritengono essere corrette si basano su interpretazioni a posteriori, talvolta vere e proprie arrampicate sugli specchi. Così anche quelle di Raffaele Bendandi, il noto sismologo dilettante da tempo deceduto la cui previsione di un sisma il prossimo 10 giugno è considerata attendibilissima dai suoi supporter. Prima di arrivare a Bendandi, prendiamo il caso di Nostradamus.

La sua profezia più famosa è questa:

“Il leone giovane vincerà il vecchio,
sul campo di battaglia in singolar duello,
egli bucherà i suoi occhi in una gabbia d’oro:
due tumulti uno, poi morire, morte crudele”.

Quattro anni dopo averla pubblicata, nel 1559 il re Enrico II di Francia morì in un torneo nel corso delle celebrazioni per il duplice matrimonio tra sua figlia e il re di Spagna e tra sua sorella e il duca di Savoia. Una lancia penetrò nell’elmo di Enrico colpendolo sopra l’occhio destro; cadde e morì dieci giorni dopo. L’evento rese Nostradamus celeberrimo perché tutto sembrava coincidere: il “singolar duello”, la “gabbia d’oro” (l’elmo) trafitto fino all’occhio (che però non viene bucato), la morte violente. Eppure, nessun riferimento esplicito all’evento appare nella quartina. Il conte di Montgomery, che disgraziatamente uccide Enrico, è sì più giovane di lui, ma solo di pochi anni. Perché poi definirlo un ‘leone’, immagine che non compare nell’araldica francese? E perché definire l’elmo una “gabbia d’oro”? Non c’è alcun riferimento a una data, a un nome, a un elemento davvero decisivo che possa essere ricondotto all’evento. È un caso, fortunato per Nostradamus, di interpretazione a posteriori. Ma che senso ha una profezia se non può servire a cambiare la natura degli avvenimenti? Nostradamus era fedele al suo sovrano e aveva avuto modo di comunicare con lui. Perché non informarlo del funesto evento, se davvero era convinto si riferisse a lui?

Vediamo ora una profezia che si riferirebbe a tempi più recenti (Centuria VI Quartina 97):

“Cinque e quaranta gradi il cielo brucerà
Il fuoco si approssima alla grande città nuova
All’improvviso grande fiamma sparsa scoppierà
Quando si vorrà dei normanni far prova”

All’indomani dell’11 settembre 2001 tutti si sono convinti che Nostradamus avesse predetto i terribili attentati alle Torri Gemelle a New York, la “città nuova” al 40.5° di latitudine (“cinque e quaranta gradi”) colpita dal “fuoco”. Eppure, molti prima di allora avrebbero scommesso che Nostradamus parlasse di un’eruzione del Vesuvio che avrebbe colpito Napoli, “città nuova” come lo stesso nome suggerisce, ugualmente posta a quella latitudine. Del resto, cosa c’entrerebbero i Normanni con New York? Napoli, invece, era stata dominata dai Normanni nel XII secolo e il Regno esistente all’epoca di Nostradamus era diretta discendenza di quel dominio. La città nuova ritorna altrove nelle quartine, come in questa (Centuria X Quartina 49):

“Giardino del mondo vicino a città nuova
Nella strada delle montagne cave
Sarà catturato e immerso nel tino
Bevendo per forza acque solforose avvelenate”

Qui il riferimento a Napoli è esplicito: il “giardino del mondo” (la Campania Felix), le “montagne cave” (il Vesuvio) e le “acque solforose”, prodotto di eruzione vulcanica. Nostradamus ci giocava bene perché sapeva che le eruzioni vesuviane erano frequenti e quindi avrebbe potuto imbroccarci sempre.

Del resto, un modo discutibile di far quadrare i calcoli proviene dalla celeberrima (Centuria X Quartina 72):

“L’anno millenovecentonovantanove al settimo mese
Verrà dal cielo un gran re di terrore
Resusciterà il grande re d’Angolmois
Prima e dopo Marte regnerà con fortuna”

Qui la data è chiara: luglio 1999. Non si è visto nessun re del terrore e non sono scoppiati conflitti. Dopo i fatti del settembre 2001, ancora una volta, si è voluto distorcere la quartina, sostenendo che Nostradamus calcolasse gli anni partendo da una diversa datazione della nascita di Cristo, per cui l’anno sarebbe stato non il 1999 ma il 2001 e il “settimo mese” sarebbe stato letteralmente settembre, non luglio. Ecco allora spiegato il terrore che viene dal cielo (ma non il re d’Angolmois, anagramma indecifrabile). Ma giocare così con una profezia, una delle poche dove tra l’altro il riferimento temporale è esplicito, vuol dire barare.

Prendiamo il caso della celebre profezia di Malachia. Si tratta della profezia in cui sono elencati tutti i Papi presenti e futuri fino all’ultimo, Pietro II, che assisterà alla distruzione della Chiesa e al Giorno del Giudizio. Attribuita all’omonimo santo che visse nel XII secolo, fu invece un falso del XVI secolo. Ciò spiega perché tutto l’elenco dei papi precedenti alla fine del Cinquecento calzi a pennello con la realtà storica, mentre per tutti i papi successivi l’interpretazione sia a dir poco tirata per i capelli. Il papa ex eremo celsus, per esempio, è proprio Celestino V, l’eremita chiamato al pontificato suo malgrado; tutte queste definizioni sono perfettamente azzeccate. Va peggio superato il XVI secolo. Per limitarci ai giorni nostri, perché Giovanni XXIII doveva essere pastor et nauta, pastore e marinaio? Solo perché era nato a Venezia, vecchia repubblica marinara? Il de medietate lunae, che letteralmente sarebbe “della mezzaluna”, e avrebbe fatto ipotizzare un papa proveniente dal Medio Oriente, sarebbe invece Giovanni Paolo I, morto dopo un mese di pontificato: allora ecco che si modifica la profezia parlando di media aetate lunae, liberamente interpretata come “il periodo medio di una luna”, cioè un mese. Giovanni Paolo II de labore solis (“il lavoro del sole”), su cui si sono spese fior di teorie imbarazzanti, nessuna delle quali accettabile. Benedetto XVI de gloria olivae (“la gloria degli olivi”), anche qui senza nessuno straccio di possibile interpretazione. Vedremo se il prossimo papa sarà Pietro II, l’ultimo pontefice del mondo.

Ma ora arriviamo a Raffaele Bendandi. Egli doveva aver imparato a fondo la lezione di Nostradamus se effettivamente le sue carte sono così indecifrabili e dicono tutto e il contrario di tutto. Andiamo subito alla profezia del 10 giugno 2011. I documenti originali sono visionabili cliccando qui. Nessun dubbio: si parla di 10 giugno. Ma ci sono anche altre date. E soprattutto linee di cui nessuno ha saputo finora fornire una chiara interpretazione. Senza andare troppo indietro, i fogli prevedevano un forte terremoto lo scorso 27 maggio. Non è successo nulla. Ciò ha scoraggiato, per poco più di un giorno, i fan di Bendandi; ma poi si è tornati alla ribalta suggerendo nuove possibilità. I numeri a casaccio sui fogli di Bendandi si prestano a ogni interpretazione. Chi ci vede coordinate, chi magnitudo, chi il numero delle macchie solari di quel giorno, chi calcoli astrali di allineamento. Qualcuno rilegge a modo suo anche i numeri scritti sui fogli, per far quadrare il tutto. Niente. Ma anche se alla fine ci uscisse qualcosa, il risultato sarebbe del tutto sballato: per ottenerlo si sono modificati i dati di partenza, le teorie sono state piegate alle evidenze empiriche, e in un’ultima analisi è stata prodotta una falsificazione. Chi non s’intende di metodo scientifico non arriva a comprendere tutto ciò. Ma chi s’intende di metodo scientifico non si azzarderebbe mai a fare previsioni sulla base dello zodiaco e dei moti planetari.

Così, all’indomani del 10 giugno, aspettiamoci un’altra trovata: un piccolo sisma nelle Vanuatu sarà considerato una prova della validità della tesi di Bendandi, benché l’altro sismologo popolare Giampaolo Giuliani preveda che il sisma si verificherà nell’Italia centro-meridionale. Su quali basi, non è dato saperlo a noi comuni mortali.


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