La fine del mondo? Può attendere.

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In seguito, sul canale youtube di “Osservatorio Apocalittico” pubblicheremo altri video e commenteremo anche i più clamorosi esempi di bufale mediatiche sulla fine del mondo presenti on-line.

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Aspettando Bendandi

Non occorre aspettare fino al dicembre 2012 per scoprire se la fine del mondo sia vera o falsa. Per chi vive a Roma o dintorni, l’apocalisse sembra essere molto più imminente. Nel giorno in cui inauguriamo “Osservatorio Apocalittico”, mancano pochi giorni a una data fatidica che si è propagata sul mare della Rete come una pericolosa chiazza di petrolio. È la storia del disastroso terremoto che si abbatterà sulla Città Eterna l’11 maggio, previsto dal sismologo Raffaele Bendandi, morto da tempo. Paolo Attivissimo, tra i principali esperti di sbufalamento in Italia, ci ha dedicato un articolo nella rubrica ospitata mensilmente su “Le Scienze”, ricordando che più che un sismologo Bendandi poteva essere assimilato a un astrologo, convinto assertore del legame tra i terremoti e le influenze gravitazioni prodotte da pianeti fin oltre Nettuno, mai scoperti (no, Plutone non è più un pianeta; e comunque Bendandi ne ipotizzava quattro). Ce n’è abbastanza da convincere della solidità della tesi bendandiana i più tenaci assertori dell’ipotesi 2012: perché non pensare, infatti, che il terremoto di Roma – che seguirebbe a ruota quello altrettanto distruttivo del Giappone – sia l’effetto dell’avvicinamento di un corpo celeste non ancora scoperto dagli astronomi? Sì, proprio Nibiru, il Pianeta X, Nemesis, come lo chiamò anche Isaac Asimov, che al tema dedicò uno dei suoi ultimi, fortunati romanzi di fantascienza, molto più scientifica delle tesi oggi in voga su Internet e non.

Insomma, per gli apocalittici (Umberto Eco ci passerà il termine) tutto quadra: il terremoto romano dell’11 maggio non è che l’ennesimo segnale della fine imminente. I romani più pessimisti si stanno già organizzando per una gita fuori porta, nella speranza di scampare al disastro. I più ottimisti sperano che per quel giorno sia prevista una riunione contestuale del Consiglio dei ministri e delle due camere del Parlamento. Al Campidoglio sono convinti che, dopo lo tsunami umano prodotto dalla beatificazione di papa Giovanni Paolo II e dal concertone del Primo maggio, si possa far fronte a tutto. Per gli scettici, infine, l’11 maggio è un modo per testare fin da subito l’inconsistenza di queste storie. Certo, nulla vieta che un terremoto capiti davvero, per puro caso, proprio quel giorno. Che abbia in Roma il suo epicentro è improbabile, visto che l’area è a basso rischio sismico. Ma è pur vero che un terremoto come quello che si è abbattuto sul Giappone distruggerebbe mezza Italia. Allora, fatti i debiti scongiuri, la lezione dovrebbe essere un’altra: lavorare per migliorare la resistenza antisismica degli edifici. In previsione di un qualsiasi terremoto che, questa è una certezza, prima o poi tornerà ad affliggere la nostra penisola.

Un’ultima parola, per rassicurare i più coriacei: anche io sarò a Roma l’11 maggio. Nel peggiore dei casi, questo nuovo “Osservatorio Apocalittico” avrà vita breve.

Roberto Paura


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